Home In Evidenza CTD e imposta sulle scommesse, la Cassazione dà ragione ad ADM: “La censura sulla notifica era tardiva”

CTD e imposta sulle scommesse, la Cassazione dà ragione ad ADM: “La censura sulla notifica era tardiva”

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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in una controversia relativa all’imposta unica sulle scommesse per l’anno 2018, richiesta a un Centro Trasmissione Dati collegato a un bookmaker estero.

La vicenda nasce da un avviso di accertamento con cui l’Ufficio aveva richiesto il pagamento dell’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse. Il Centro Trasmissione Dati era indicato come obbligato principale, mentre il bookmaker estero figurava come obbligato in solido.

Il ribaltamento in appello

In primo grado, la Corte di giustizia tributaria di Napoli aveva respinto il ricorso del contribuente. La decisione era stata poi riformata dalla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Campania.

Il giudice d’appello aveva ritenuto irregolare la notifica dell’invito a trasmettere la documentazione amministrativa e contabile. Secondo la sentenza impugnata, le raccomandate erano state inviate ma non ritirate, e sugli avvisi di ricevimento non risultava indicato l’indirizzo completo del destinatario.

Per la Corte tributaria regionale, questa irregolarità avrebbe impedito al contribuente di esercitare correttamente il diritto di difesa e di consegnare i documenti utili a ricostruire il volume reale delle scommesse raccolte. L’assenza di documentazione aveva infatti portato l’Ufficio a procedere con una ricostruzione induttiva, ritenuta molto penalizzante per il contribuente.

La posizione dell’Agenzia

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che la questione relativa alla notifica dell’invito a produrre documenti non fosse stata proposta tempestivamente nel ricorso introduttivo di primo grado.

Secondo l’Amministrazione, il giudice d’appello non avrebbe potuto esaminare quella censura, perché introdotta tardivamente e quindi nuova rispetto al tema originario del giudizio.

L’Agenzia ha inoltre sostenuto che, comunque, dalla documentazione postale era possibile ricavare l’identità e l’indirizzo del destinatario, perché gli indirizzi completi risultavano riportati sulla parte posteriore delle buste.

Palazzo della Corte di CassazionePalazzo della Corte di Cassazione

Il principio richiamato dalla Cassazione

La Cassazione ha accolto il primo motivo del ricorso dell’Agenzia, ritenendo assorbito il secondo.

Secondo i giudici, dal ricorso presentato in primo grado non risultava sollevata tempestivamente la questione relativa alla notifica dell’invito a presentare documentazione.

Di conseguenza, quella censura non poteva essere proposta né esaminata per la prima volta nel giudizio di appello.

La Corte ha richiamato il principio secondo cui in appello non possono essere introdotte domande nuove o questioni fondate su presupposti di fatto e giuridici diversi da quelli discussi in primo grado, perché ciò altera l’oggetto della controversia e impedisce il corretto svolgimento del contraddittorio.

Nuovo esame davanti al giudice tributario

La Cassazione ha quindi cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Campania, in diversa composizione.

Il giudice del rinvio dovrà riesaminare la controversia tenendo conto del principio affermato dalla Cassazione, e dovrà decidere anche sulle spese del giudizio di legittimità. mg/AGIMEG

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