Il quadro delle infrastrutture dello sport italiano è “drammatico”. E’ la definizione di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport e Turismo Comune di Roma, intervenuto al CSR Award, chiedendo una rifondazione completa dell’approccio nazionale allo sport.
Onorato ha spiegato che il suo non è un intervento polemico verso un singolo governo: “L’istituzione, a prescindere dal colore politico, deve collaborare nell’interesse delle persone”. Ma proprio per questo ha affermato che l’Italia deve avere il coraggio di riconoscere una verità: “Viviamo in un Paese fantastico che vince medaglie alle Olimpiadi, eppure abbiamo infrastrutture del quarto mondo”.
“In sei scuole su dieci non c’è una palestra. Al Sud, otto su dieci”
Onorato ha ricordato che nelle scuole primarie, ancora oggi, scienze motorie vengono spesso insegnate dall’insegnante di italiano: “È paradossale. E sei scuole su dieci non hanno la palestra, otto su dieci al Sud”.
Una situazione che, ha spiegato, non può essere imputata solo all’attualità: “È evidente che c’è un ritardo di almeno venti o venticinque anni. Molte infrastrutture risalgono all’Unità d’Italia, al fascismo, al boom degli anni Sessanta”.
“A Roma l’impiantistica sportiva è legata quasi interamente alle Olimpiadi del 1960, ai Mondiali di calcio e agli impianti del 2009” mai completati prima dei fondi PNRR. “Sto finendo adesso piscine che dovevano essere completate vent’anni fa”.
“L’associazionismo sportivo è sotto attacco”
Nonostante questo quadro, Onorato ha identificato una ricchezza straordinaria: “Non abbiamo l’hardware, ma abbiamo il software: l’associazionismo sportivo. Educatori, insegnanti, persone che vanno nei campi in pozzolana o negli asfalti delle parrocchie”.
Ma il mondo è cambiato. Le riforme degli ultimi anni hanno portato a una professionalizzazione delle attività sportive che, secondo Onorato, ha aumentato fortemente i costi delle associazioni. “Il software oggi è attaccato e danneggiato, e i soldi non arrivano per migliorare l’hardware”.
“Basta politiche a bonus: servono investimenti strutturali e diritti reali”
L’assessore ha detto chiaramente di non credere nei governi che vivono di bonus: “Nessuno immagina il proprio futuro in un Paese sulla base di un bonus. Un Paese deve offrire possibilità chiare e durature”.
Ha ricordato che l’inserimento del diritto allo sport in Costituzione è stato un passo importante ma ha aggiunto: “Gli italiani non si fanno nulla di un diritto fantastico se non è reale”. Per Onorato, quindi, la priorità è utilizzare le risorse non in misure spot ma in interventi strutturali: scuole, impianti sportivi, formazione degli insegnanti, apertura delle scuole anche d’estate e centri estivi con costi sostenibili.
“Tariffe calmierate e costi energetici: i nodi che strangolano lo sport di base”
Portando l’esempio di Roma, ha spiegato che il Comune gestisce 136 impianti sportivi comunali: “Un impianto sportivo comunale serve per garantire tariffe calmierate. Ma se le associazioni passano dalla polvere della pozzolana a una bolletta più alta di tutto il resto, come possono farcela?”.
“Serve una rivoluzione sana: investire sullo sport di base e su chi ci crede davvero”
In chiusura, Onorato ha lanciato due messaggi chiave. Da un lato, ha ringraziato le fondazioni presenti, che svolgono un lavoro “straordinario”, citando anche Sport Senza Frontiere, destinataria di alcuni finanziamenti. Dall’altro, ha proposto una misura radicale: “Bisogna immaginare una tassazione diversa per chi investe sullo sport, soprattutto sullo sport di base. Sono soldi che tornano alla società”. Secondo l’assessore, una revisione fiscale mirata, insieme a investimenti nelle scuole e nelle infrastrutture, potrebbe “portare a una sana rivoluzione”. sb/AGIMEG

