La senatrice Cinzia Pellegrino (Fratelli d’Italia) ha presentato al Senato un’interrogazione ai ministri dell’Economia e delle Finanze, dell’Interno e delle Imprese e del Made in Italy sulla diffusione di applicazioni mobili che, attraverso meccanismi di gioco, sistemi di attribuzione di punti o valute virtuali, promettono guadagni facili e premi in denaro.
Nel mirino l’applicazione “Chicken road” e gli applicativi analoghi della categoria dei cosiddetti “crash game”, per i quali la parlamentare chiede ai ministri se ritengano opportuno investire della questione senza ritardo l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, per i profili di competenza in materia di gioco pubblico e repressione del gioco illegale, anche nella sua dimensione online e transfrontaliera.
Il testo richiama a questo proposito il G7 regulators roundtable ospitato dall’Agenzia a Roma nel maggio 2026, dedicato al rafforzamento del coordinamento tra i regulator europei nel contrasto al gioco illegale. Coinvolti nella richiesta anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per l’accertamento e la repressione di pratiche commerciali scorrette con specifico riguardo all’uso di “dark pattern”, e la Polizia postale e delle comunicazioni.
Il testo integrale dell’interrogazione
“Ai Ministri dell’economia e delle finanze, dell’interno e delle imprese e del made in Italy. – Premesso che:
la diffusione, negli store digitali accessibili dal territorio nazionale, di applicazioni mobili che, attraverso meccanismi di gioco, sistemi di attribuzione di punti o valute virtuali, promettono facili guadagni o premi in denaro, è in costante e preoccupante aumento;
sempre più spesso, dietro la veste accattivante di queste piattaforme si celano schemi riconducibili a sistemi piramidali, meccanismi “Ponzi” o condotte di raccolta illecita di dati personali, finanziari e comportamentali a danno di utenti ignari, in potenziale violazione del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (codice del consumo) in materia di pratiche commerciali scorrette e aggressive, nonché del regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di protezione dei dati personali;
la Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 16 aprile 2026 resa nella causa C-440/23, ha ribadito il pieno diritto degli Stati membri di vietare i giochi d’azzardo online non autorizzati, riconoscendo la legittimità di misure restrittive finalizzate a tutelare i consumatori e l’ordine sociale, a contrastare i mercati paralleli e a incanalare il gioco in circuiti controllati e vigilati;
la medesima pronuncia sottolinea come i giochi online presentino rischi specifici superiori a quelli in presenza, connessi all’accesso permanente e senza barriere, all’isolamento e all’anonimato del giocatore, alla rapidità delle transazioni e alla forte capacità attrattiva verso i giovani e le fasce più vulnerabili della popolazione;
proprio nel solco di questo orientamento, nel maggio 2026 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha ospitato a Roma le delegazioni dei Paesi aderenti al G7 regulators roundtable (Italia, Austria, Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito e Spagna) con l’obiettivo di approfondire le tematiche di interesse comune in materia di regolazione del gioco e rafforzare il coordinamento tra i regulator europei nel contrasto al gioco illegale, anche nella sua crescente dimensione digitale e transfrontaliera;
recenti e diffuse segnalazioni da parte di utenti e consumatori hanno sollevato forti e motivati dubbi sulla legittimità e sulla trasparenza dell’applicazione denominata “Chicken road! e di applicativi analoghi appartenenti alla categoria dei “crash game” o finti arcade, caratterizzati da meccaniche di gioco che simulano curve di moltiplicazione in tempo reale, inducendo l’utente a ritirare la puntata prima del “crollo” virtuale e generando una percezione distorta di controllo e abilità, laddove l’esito è invece determinato dagli algoritmi;
i fruitori lamentano criticità strutturali quali l’opacità assoluta sulla titolarità e gestione della piattaforma, l’impossibilità di prelevare le somme accumulate, l’uso sistematico di “dark pattern“, cioè di interfacce grafiche deliberatamente manipolative, che spingono l’utente a compiere azioni non volute, e meccanismi di referral virale che incentivano il reclutamento a catena di nuovi aderenti, in un modello che replica i tratti tipici del sistema piramidale vietato dall’ordinamento;
la presenza di tali applicativi sugli store ufficiali (“Google Play Store” e “Apple App Store“) e la loro promozione massiccia attraverso inserzioni sponsorizzate sui principali social network e piattaforme di messaggistica, ivi incluse Meta (“Facebook” e “Instagram”), Google (“YouTube”) e “Telegram“, amplificano esponenzialmente il bacino di utenti potenzialmente esposti, rendendo l’intervento repressivo tanto più urgente quanto più rapida è la capacità di propagazione virale del fenomeno;
la tutela della legalità e la protezione dei cittadini e dei consumatori da ogni forma di frode e raggiro costituiscono obiettivi prioritari dell’azione di questo Governo, come dimostrano le iniziative già adottate per il contrasto alle maxi truffe perpetrate ai danni dello Stato e della collettività;
è pertanto fondamentale che le istituzioni assicurino un ambiente digitale sicuro e presidiato, intervenendo tempestivamente per oscurare o inibire l’operatività sul territorio nazionale di quegli applicativi che operano in palese violazione delle normative vigenti, con particolare riguardo alla protezione delle fasce più vulnerabili della popolazione, anziani, giovani e soggetti in condizioni di fragilità economica, che più di altre risultano esposte al richiamo di promesse di guadagno facile e che, in caso di perdita, subiscono danni patrimoniali spesso irreversibili,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle criticità relative all’applicazione “Chicken road” e ai simili crash game e se ritengano utile segnalarne la situazione alla Polizia postale e delle comunicazioni e ogni altra autorità competente affinché accertino l’eventuale natura fraudolenta dell’applicazione, la sussistenza di reati quali truffa, esercizio abusivo dell’attività di gioco d’azzardo, ovvero riciclaggio e autoriciclaggio;
se ritengano, altresì, opportuno investire della questione, senza ritardo, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli per i profili di competenza in materia di gioco pubblico e repressione del gioco illegale, anche nella sua dimensione online e transfrontaliera, e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato per l’accertamento e la repressione di pratiche commerciali scorrette, ingannevoli e aggressive, con specifico riguardo all’uso di dark pattern e di messaggi promozionali fuorvianti veicolati attraverso social network e campagne di influencer marketing;
quali iniziative strutturali e di monitoraggio continuativo, per quanto di propria competenza, intendano intraprendere, anche attraverso la stipula di protocolli d’intesa con i principali gestori degli store digitali (segnatamente Google e Apple) per rafforzare i controlli preventivi e repressivi sulle applicazioni distribuite in Italia, al fine di intercettare e bloccare tempestivamente, e prima che producano danni diffusi, l’operatività di piattaforme che mettono a rischio la sicurezza economica e i dati sensibili delle famiglie italiane”. fp/AGIMEG










