Corte Costituzionale: “No a Reddito di Cittadinanza per chi omette vincite al gioco”

Il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale ordinario di Foggia ha sollevato questioni di legittimità costituzionale in merito agli articoli che prevedono una sanzione penale per un imputato che ha omesso di dichiarare vincite ottenute al gioco per accedere al Reddito di Cittadinanza.

La Corte Costituzionale ha ricordato che “i capi di imputazione riportati nell’atto introduttivo forniscono una descrizione sufficiente della fattispecie oggetto del giudizio principale, poiché, senza risolversi in una mera e generica parafrasi della disposizione incriminatrice, specificano la condotta penalmente rilevante nella omessa dichiarazione e comunicazione delle vincite derivanti da giochi on line effettuati dall’imputato, richiedente, prima, e beneficiario, poi, del reddito di cittadinanza. Ciò consente di ritenere che le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal giudice a quo riguardino disposizioni che questi deve applicare, trattandosi delle previsioni sanzionatorie in cui le condotte descritte appaiono sussumibili”.

La Corte Costituzionale ha precisato che “la giocata on line assume il carattere di una qualunque spesa, in questo caso voluttuaria, che la persona ha effettuato con un reddito di cui ha la disponibilità, coincidente con l’accreditamento delle vincite sul suo conto gioco; non si può, quindi, pretendere che la solidarietà pubblica si faccia carico di una spesa di tal genere”. Poiché devono essere dichiarate le vincite al gioco, senza che sia possibile considerare le relative perdite, la situazione di povertà “in cui la persona si sia venuta a trovare nonostante le vincite è, insomma, comunque quella di chi, avendo una disponibilità economica, l’ha dissipata giocando”.

Da quanto precede si chiarisce che il Rdc “risulta strutturato in modo da non poter venire in aiuto alle persone che, in forza delle vincite lorde da gioco conseguite nel periodo precedente alla richiesta, superino le soglie reddituali di accesso“. In definitiva, quindi, “non è configurabile la violazione del principio di eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, secondo comma, Cost., evocato dal rimettente, in quanto non è irragionevole che il legislatore abbia escluso che sia compito della Repubblica quello di assegnare il Rdc a chi, poco prima, si è rovinato con il gioco”.

La Corte Costituzionale ha quindi dichiarato inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale ordinario di Foggia in riferimento agli articoli che sanzionano penalmente l’omessa dichiarazione delle vincite lorde al fine di accedere al Rdc o di mantenerlo. ac/AGIMEG