L’ABI, Associazione Bancaria Italiana, in audizione alla Commissione Finanze del Senato sul disegno di legge relativo ai conti correnti, ha ribadito la propria contrarietà a un obbligo generale per le banche di aprire o mantenere rapporti con qualsiasi cliente.
La posizione dell’ABI sui conti correnti
Secondo l’associazione, i casi di chiusura o rifiuto dei conti non sarebbero un fenomeno diffuso, ma decisioni legate alle valutazioni di rischio previste dalle norme antiriciclaggio e antiterrorismo. ABI sostiene che le banche debbano poter valutare ogni cliente singolarmente, evitando divieti o esclusioni automatiche verso interi settori economici.
Il tema del de-risking nel comparto del gioco
Tale posizione interessa anche il comparto del gioco, dal momento che da anni il settore denuncia episodi di “de-risking”, cioè il rifiuto o la chiusura di servizi bancari per aziende e dipendenti di un settore legale e autorizzato dallo Stato. Gli operatori chiedono di evitare discriminazioni verso un comparto già sottoposto a controlli stringenti.
“Sempre con riguardo ai profili antiriciclaggio, la proposta intende contrastare il fenomeno del de-risking: tuttavia, su questo tema il quadro normativo nazionale ed europeo ha privilegiato un approccio basato sulla valutazione individuale del rischio, senza imporre soluzioni generalizzate (gli intermediari devono adottare procedure e controlli che
consentano di valutare il rischio effettivo del singolo rapporto, motivando le eventuali, specifiche decisioni di rifiuto o cessazione)”, si legga nella memoria dell’ABI al Senato.
I rilievi sull’obbligo generalizzato
ABI ritiene invece che imporre alle banche un obbligo generalizzato di apertura dei conti trasformerebbe l’attività bancaria in una funzione pubblica, limitando la libertà imprenditoriale degli istituti e la possibilità di gestire autonomamente i rischi. Inoltre, avverte che obbligare le banche a fornire motivazioni troppo dettagliate sui dinieghi potrebbe entrare in contrasto con le regole antiriciclaggio, che tutelano la riservatezza delle segnalazioni sospette. cdn/AGIMEG

