Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che spetta al giudice ordinario decidere sulla domanda di risarcimento danni proposta da una società del settore giochi nei confronti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dopo il ritiro di alcuni apparecchi da gioco inizialmente autorizzati e poi risultati irregolari.
La vicenda nasce dall’acquisto di apparecchi contenenti schede elettroniche denominate “Black Slot”, “Stack Slot” e “Terza Dimensione”. Secondo quanto ricostruito nel provvedimento, gli apparecchi erano corredati da certificati di conformità amministrativa e da nulla osta di distribuzione e utilizzo, rilasciati sulla base di verifiche tecniche affidate a organismi certificatori.
Successivamente, però, una perizia svolta da SOGEI su incarico dell’amministrazione aveva evidenziato la non conformità di alcuni apparecchi, in particolare quelli denominati “Black Slot”. Da qui erano seguiti la revoca del certificato di conformità, l’ordine di dismissione e, nel 2007, anche il sequestro preventivo disposto nell’ambito di un procedimento penale relativo a varie tipologie di schede.
La richiesta di risarcimento
La società che aveva acquistato e noleggiato gli apparecchi aveva chiesto la condanna dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli al risarcimento dei danni, sostenendo di aver fatto affidamento sulla regolarità dei dispositivi autorizzati dall’amministrazione.
I danni richiesti riguardavano sia il mancato guadagno derivante dalla dismissione anticipata degli apparecchi, sia il costo sostenuto per acquistarli, al netto del periodo in cui erano stati effettivamente utilizzati.
L’Agenzia, dal canto suo, aveva contestato anche la giurisdizione del giudice ordinario, sostenendo che la causa dovesse essere decisa dal giudice amministrativo, perché collegata ad atti autorizzatori e a rapporti concessori nel settore del gioco.
Il nodo della giurisdizione

La Cassazione ha respinto questa impostazione. Le Sezioni Unite hanno chiarito che la domanda proposta dalla società non riguarda direttamente l’annullamento o la validità di un provvedimento amministrativo, né una controversia interna a un rapporto concessorio.
Secondo la Corte, il punto centrale è diverso: la società chiede il risarcimento per aver fatto affidamento sulla regolarità degli apparecchi autorizzati dall’amministrazione. L’eventuale responsabilità deriva quindi dalla lesione dell’affidamento del privato e non dalla lesione di un interesse legittimo da far valere davanti al giudice amministrativo.
In altre parole, il privato che esercita attività di gioco attraverso apparecchi autorizzati non svolge, per ciò solo, un pubblico servizio. Si tratta di un’attività imprenditoriale soggetta ad autorizzazione e controllo. Per questo, quando viene chiesto un risarcimento per l’affidamento riposto in un’autorizzazione poi rivelatasi errata, la controversia appartiene al giudice ordinario.
La decisione delle Sezioni Unite
Le Sezioni Unite hanno quindi rigettato il primo motivo del ricorso principale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e hanno dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario.
La causa, però, non si chiude con questa ordinanza. La Cassazione ha rimesso alla Terza Sezione civile l’esame degli altri motivi del ricorso principale e dei ricorsi incidentali.
Restano quindi da valutare altri profili della controversia, tra cui la legittimazione passiva dell’Agenzia, il ruolo dell’organismo certificatore, la prova e la misura del danno e la quantificazione del mancato guadagno lamentato dalla società. mg/AGIMEG

