La sponsorizzazione da 22 milioni di dollari siglata dalla S.S. Lazio con Polymarket, ufficializzata il 18 aprile 2026, ha acceso il dibattito nel settore del gioco.
La piattaforma statunitense di mercati predittivi basata su criptovalute ha avuto un percorso regolatorio tutt’altro che lineare in Italia: oscurata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nell’ottobre 2025, poi de-listata a dicembre dello stesso anno, si trova oggi in un quadro normativo ancora non definito.
Normativa poco chiara e pratiche elusive
Secondo Pasquale Chiacchio, presidente di AGSI, il caso evidenzia una scarsa chiarezza normativa: sebbene la piattaforma non sia autorizzata in Italia, resta facilmente accessibile tramite strumenti come le VPN, mentre nel mercato delle sponsorizzazioni continuano pratiche elusive.
“Viviamo in un mercato in cui non è chiaro cosa si possa fare e cosa no. Il caso Polymarket è emblematico: in Italia non è regolamentato, ma tramite una VPN il problema viene facilmente aggirato. Nel settore delle sponsorizzazioni, ciò che non dovrebbe essere fatto viene comunque fatto da tutti, in modo mascherato”.
Impatto sul mercato del gioco italiano
Chiacchio sottolinea che un accordo di questa portata con un operatore non autorizzato rappresenta un segnale problematico per l’intero comparto, anche considerando il ruolo istituzionale di Claudio Lotito, presidente del club:
“Oggi vediamo che Polymarket diventa sponsor della Lazio con un accordo da 22 milioni di euro. Ancora più incredibile è che questa operazione venga accettata dal presidente della Lazio, che è anche un senatore della Repubblica”.

La necessità di un tavolo di confronto
Per il presidente AGSI, episodi di questo tipo contribuiscono ad aumentare l’incertezza e a ridurre la credibilità del settore, rendendo necessario un confronto tra istituzioni e operatori:
“Tutto questo fa perdere credibilità a un settore già segnato da grande incertezza. Non solo nel campo delle sponsorizzazioni: poche regole sono davvero chiare e poche attività si capisce se siano effettivamente consentite. Così si rischia di rendere il mercato ancora più caotico. Serve un tavolo di confronto aperto tra ADM, MEF e operatori del settore”. fp/AGIMEG

