La deputata del Partito democratico Ilenia Malavasi è intervenuta alla Camera nel corso della discussione sulle mozioni dedicate al settore dei giochi pubblici, illustrando la mozione del Pd a prima firma Merola (n. 1-00570) che chiede al governo di attuare il riordino. Nel suo intervento ha inquadrato il disturbo da gioco come una questione di salute pubblica, richiamando i dati sulla raccolta del 2025 e le richieste contenute nell’atto di indirizzo. Di seguito i passaggi principali del suo discorso.
Il disturbo da gioco come questione di salute pubblica
Malavasi ha aperto richiamando la natura sanitaria della dipendenza e l’obiettivo di fondo dell’atto di indirizzo.
“Voglio ribadire nuovamente che il disturbo da gioco d’azzardo è una malattia riconosciuta dall’OMS, inserita nei LEA, classificata tra le dipendenze comportamentali. Ed è, a tutti gli effetti, il punto di arrivo anche della nostra mozione: si tratta di un problema di salute pubblica e come tale va affrontato con strumenti sanitari, con risorse adeguate, con una governance che metta al centro la tutela delle persone”.
I numeri del 2025 e la relazione del MEF
La deputata ha poi citato i dati della relazione trasmessa dal MEF alle Camere, soffermandosi sul peso del canale online e sul rapporto tra gettito erariale e somme scommesse.
“Nel 2025, secondo la relazione ufficiale trasmessa dal MEF alle Camere il 14 aprile scorso, la raccolta del gioco d’azzardo in Italia ha raggiunto 165,3 miliardi, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. È un record storico per il nostro Paese e non è un record positivo. Per avere un termine di paragone è più della spesa sanitaria pubblica nazionale. Di questi 165 miliardi, pari al 7,3% del PIL, oltre 100 miliardi provengono dal solo canale online. Un dato che è raddoppiato negli ultimi sette anni. +
Le perdite nette dei giocatori, che significa il denaro bruciato, superano i 20 miliardi, 22 per la precisione nel 2025. Il gettito erariale è di 11,4 miliardi. Significa che per ogni euro incassato dallo Stato, un cittadino o una cittadina ne ha scommesso quasi 15 con la probabilità di perdere, perché le probabilità sono costruite per far perdere”.
La diffusione del fenomeno secondo l’ISS
Sul fronte della diffusione, Malavasi ha riportato le stime dell’Istituto Superiore di Sanità e di Libera sull’azzardo passivo.
“Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, 18 milioni di italiani hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. Di questi, 1,5 milioni presentano un disturbo da gioco patologico conclamato, parliamo del 3% della popolazione adulta, e 1,4 milioni a rischio moderato. Per ogni giocatore patologico, almeno altre sette persone della cerchia familiare e sociale ne subiscono le conseguenze. Secondo ‘Azzardo Mafia’ di Libera, si stima che 20 milioni di cittadini siano colpiti dall’azzardo passivo”.
Le vite dietro i numeri e il legame con la povertà
La deputata ha spostato l’attenzione sulle conseguenze sociali, richiamando il rapporto Caritas 2025 e la concentrazione dell’offerta nelle aree più fragili.
“Non stiamo parlando di numeri. Parliamo di famiglie che si frantumano, di bambini che crescono in case dove il denaro non è mai abbastanza, di anziani che consumano la pensione davanti a slot machine, di fragilità, di solitudini, di giovani adulti che scoprono il gioco online a 16 anni e ne escono, quando ne escono, solo dopo anni di terapia.
Il rapporto Caritas 2025 parla di azzardo industriale di massa come un fattore strutturale di povertà, perché chi gioca di più, chi perde di più, chi si ammala di più, sono le persone più fragili. Chi vive nelle periferie, chi ha redditi bassi, chi attraversa momenti di crisi lavorativa ed affettiva. Sono proprio quelle persone e in quegli stessi quartieri in cui vi sono meno servizi, meno presidi sociali, meno opportunità, che c’è una maggiore densità sproporzionata di sale gioco, di tabaccherie con slot machine, di ricevitorie”.
Usura, indebitamento e il rischio per i minori
Un passaggio è stato dedicato al legame con l’usura, sulla base dei dati della Consulta nazionale antiusura, e all’esposizione dei minorenni.
“Il legame tra azzardo, indebitamento e usura è documentato e drammatico. L’azzardo, secondo la Consulta nazionale antiusura, è una delle principali porte di ingresso nel ciclo dell’usura. Si perde, si chiede denaro per recuperare la perdita, si continua a perdere, si perde ancora e si finisce nelle mani degli strozzini. È una spirale drammatica che distrugge vite che lo Stato dovrebbe interrompere e non alimentare. E ricordo che tra le categorie più esposte, purtroppo, ci sono i minorenni. Uno su quattro, tra i 14 e i 19 anni, gioca almeno una volta, proprio perché il gioco online è un gioco su cui loro riescono ad essere purtroppo più performanti”.
Le scelte del governo e la soppressione dell’osservatorio
Malavasi ha criticato gli interventi della legge di bilancio 2025, che ha cancellato l’osservatorio dedicato e il relativo fondo.
“Il governo Meloni ha fatto una scelta precisa: con la legge di bilancio del 2025, ha abolito l’osservatorio specifico per il contrasto al gioco d’azzardo patologico, istituito nel 2012 con il decreto Balduzzi, riorganizzato poi nel 2016, e ha soppresso il fondo dedicato di 50 milioni di euro per la prevenzione, la cura, la riabilitazione dal disturbo da gioco. Le risorse sono confluite in un generico fondo per le dipendenze patologiche, dove alla voce azzardo spetta il 34,25%.
In termini assoluti, lo voglio ricordare, le risorse specificatamente destinate al disturbo da gioco si riducono di circa 18 milioni rispetto agli anni precedenti. Lo dico chiaramente, non abbiamo compreso la logica di questa scelta. Il governo, nello stesso provvedimento, ha introdotto un’estrazione settimanale aggiuntiva per il Lotto e Superenalotto, ha prorogato le concessioni in scadenza, ha allargato l’offerta di gioco. Da un lato ha incentivato e dall’altro ha smantellato gli strumenti di contrasto. Questo non significa riformare, è una contraddizione che ha un costo umano pesante, preciso, insostenibile”.
I servizi per le dipendenze sotto pressione
La deputata ha denunciato le condizioni dei SerD e degli operatori dei servizi per le dipendenze.
“Chi paga il prezzo di questa politica sono anche gli operatori dei nostri servizi per le dipendenze insieme ai loro utenti. Sono presidi fondamentali per la presa in carico delle persone e sono servizi storicamente sottofinanziati, sovraccarichi, con una carenza cronica di personale. Parliamo di medici, di psicologi, di infermieri, di assistenti sociali, con alcuni uffici che hanno una scopertura pari al 40, anche 50%. Si tratta dell’1% dei giocatori patologici che sono in trattamento presso i nostri servizi, solo l’1%, a fronte di un milione e mezzo di persone con una dipendenza conclamata.
Questo significa non che non c’è altro bisogno o che gli altri stanno bene; significa che il sistema non riesce ad intercettarli, che le liste di attesa scoraggiano, che la consapevolezza della patologia è ancora insufficiente, che lo stigma sociale frena ogni richiesta di aiuto.
La Federazione dei professionisti delle dipendenze denuncia da anni questa carenza di specialisti, ma denuncia anche la frammentazione territoriale dei servizi, la mancanza di protocolli omogenei che rendono disomogeneo e disuguale anche il diritto alla salute. I SerD sono chiamati a occuparsi infatti di dipendenze da sostanze, da gioco, da internet, da comportamenti compulsivi di ogni tipo, con risorse che non crescono mentre i bisogni crescono in modo esponenziale. La prevenzione e la formazione sono sistematicamente trattate come voci residuali”.

Le richieste della mozione e il richiamo alla Costituzione
Nella parte conclusiva Malavasi ha elencato le richieste al governo e ha richiamato l’articolo 32 della Costituzione.
“E proprio perché il decreto legislativo di riordino della rete fisica dei giochi pubblici deve essere approvato entro il 29 agosto 2026, abbiamo deciso di presentare questa mozione per aprire un confronto, per trovare punti d’incontro, per prenderci insieme una responsabilità, perché chiediamo alcune cose precise e ne ricordo solamente alcune.
Chiediamo il ripristino immediato dell’osservatorio specifico sul disturbo da gioco d’azzardo, perché senza dati omogenei e aggiornati non si può governare nessun fenomeno; chiediamo il rifinanziamento del fondo con risorse adeguate e vincolate, non gestite in fondi generici; chiediamo il riordino della rete fisica che sia guidato da criteri di salute pubblica e non solo di efficienza concessoria; chiediamo il rafforzamento dei servizi con personale qualificato, formazione specialistica, protocolli omogenei, riduzione delle liste di attesa; chiediamo che la prevenzione nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle comunità sia una voce di spesa strutturale e non episodica.
E chiediamo trasparenza, perché i dati sulla raccolta, sulle vincite, sulle perdite, sugli utenti in carico ai servizi devono essere pubblici, accessibili, leggibili da Comuni, Regioni e società civile. Le Regioni e i Comuni devono mantenere quegli strumenti normativi di regolamentazione territoriale che hanno consentito ordinanze sugli orari, distanze dai luoghi sensibili e piani locali di contrasto.
L’articolo 32 lo conosciamo bene, ma lo ricordo ancora una volta, perché non è mai abbastanza in quest’Aula: la fragilità non può diventare una fonte di entrata per lo Stato. Questo principio non è ideologico, è costituzionale. È la differenza tra uno Stato che protegge i suoi cittadini e uno Stato che li sfrutta. Noi siamo qui per affermare che il riordino del gioco pubblico deve essere prima di tutto una riforma di salute pubblica, perché la tutela delle persone vulnerabili deve venire prima degli equilibri concessori”.
A conclusione dell’intervento la discussione è stata rimandata a un’altra seduta. fp/AGIMEG

