Home Attualità Calcio, Calcagno (AIC): “Divieto pubblicità gioco e scommesse, perdita di risorse unico effetto tangibile”

Calcio, Calcagno (AIC): “Divieto pubblicità gioco e scommesse, perdita di risorse unico effetto tangibile”

Umberto Calcagno presidente Associazione Italiana CalciatoriUmberto Calcagno presidente Associazione Italiana Calciatori

Un divieto formale che ha sottratto circa 100 milioni di euro di sponsorizzazioni alla Serie A, senza però ridurre l’esposizione del pubblico e dei giovani ai contenuti legati al betting. È questo il quadro emerso dall’audizione di Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC), al Senato nell’ambito dei disegni di legge dedicati alla riforma del sistema calcistico italiano.

Divieto pubblicità gioco, Calcagno: “Il paradosso del Decreto Dignità: perdite economiche senza tutele reali”

Il nodo centrale dell’intervento di Calcagno riguarda l’effettività della disciplina introdotta dal Decreto Dignità, che ha bloccato le sponsorizzazioni dirette legate al gioco. Secondo l’AIC, prima, durante e dopo le partite persistono strategie di comunicazione — come i portali di informazione sulle quote — che nei fatti superano le limitazioni normative, mantenendo altissimo il livello di sollecitazione al gioco.

“Non c’è la percezione che ci sia il divieto alla pubblicità sulle scommesse. Di fatto noi prima, durante e dopo tutte le partite ci troviamo davanti a delle modalità che aggirano e che di fatto sterilizzano questo provvedimento. Si tratta di un un provvedimento che ha fatto perdere 100 milioni di euro di sponsorizzazioni, e questo è un dato di fatto.. Questo potrebbe essere un sacrificio giusto se poi accompagnato da un divieto reale nella percezione.

Abbiamo visto quanto le scommesse siano comunque aumentate e quanto questi siti che di fatto ci danno le quote e ci invogliano a cliccare per andare a scommettere, abbiano di fatto sterilizzato la norma. Secondo me la riflessione da fare è come rendere effettivo il provvedimento, perché oggi si rischia che l’unico effetto che c’è è aver tolto risorse al nostro mondo senza aver contrastato. Con le leghe, con Integrity Tour, soprattutto con la Serie B e la Lega Pro cerchiamo di sensibilizzare i ragazzi a questo tipo di problematiche, tuttavia la responsabilità e le possibilità che avete di intervento voi sono ben differenti rispetto a quello che riusciamo a fare noi”, ha sottolineato.Senato della RepubblicaSenato della Repubblica

Cambio generazionale: dai 50enni agli smartphone dei giovani tra i 18 e i 35 anni

Oltre all’impatto economico sul calcio professionistico, Calcagno ha evidenziato una profonda trasformazione socio-demografica della ludopatia: “Noi ai ragazzi diciamo che la nostra generazione, non solo di calciatori, ma di ragazzi, aveva statistiche ufficiali che riguardavano le ludopatie e riguardavano, vent’anni, fa i soggetti maschi dai 45 ai 60 anni. Le modalità di accesso al gioco erano completamente differenti da quelle attuali. ​Oggi le stesse statistiche ci dicono che sono i ragazzi tra i 18 e i 35 anni ad essere i soggetti che di più si avvicinano al gioco e che hanno quindi problemi di questo tipo. Quindi è impensabile che anche i calciatori non abbiano questo tipo di problematiche”, ha detto.

Un cambio di scenario che coinvolge inevitabilmente anche gli atleti professionisti, per i quali il rischio è spesso legato alla dipendenza da giochi e piattaforme online, prima ancora che alle scommesse sportive o agli illeciti sul campo. cdn/AGIMEG

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