Bingo, al Tar Lazio il confronto sulla proroga tecnica: operatori contestano il canone da 7.500 euro

Giornata importante per il settore del Bingo. Nella seduta pubblica tenuta ieri al Tar Lazio si è discussa la complessa vicenda relativa alla proroga tecnica delle concessioni.
Il procedimento tocca un nodo particolarmente sensibile per gli operatori: il canone annuale fissato a 7.500 euro, previsto dalla Legge di Bilancio 2025 come condizione per mantenere attive le concessioni fino al 31 dicembre 2026 – o fino all’assegnazione delle nuove licenze, qualora intervenisse prima.
Tribunale aula

Gli operatori contestano: “Canone sproporzionato rispetto alla redditività reale delle sale”

Secondo gli operatori, il contributo economico imposto per il periodo transitorio sarebbe privo di proporzione rispetto ai volumi d’attività, in particolare per le sale con minore affluenza o con margini già ridotti. Da qui la scelta di impugnare i provvedimenti Adm, sostenendo che:
  • una proroga qualificata come “tecnica” non può trasformarsi in un prolungamento sistematico delle concessioni;
  • l’imposizione di un costo aggiuntivo, senza una nuova selezione competitiva, lederebbe i principi di equilibrio economico, proporzionalità e concorrenza fissati dal diritto dell’Unione europea.

Il contesto giurisprudenziale: Consiglio di Stato e Corte Ue hanno già censurato il sistema italiano

Il confronto giuridico avviene in un momento delicato, segnato da due pronunce pesanti:
Il Consiglio di Stato, con una decisione favorevole all’Associazione Nazionale Italiana Bingo (Anib) e a Play Game, ha ritenuto incompatibile con il diritto Ue l’incremento del canone mensile da 2.800 a 7.500 euro introdotto dalla Legge di Bilancio 2018, qualificandolo come modifica sostanziale di un contratto pubblico esteso senza gara.
•La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nella sentenza del 20 marzo 2025, ha ribadito che il regime delle proroghe tecniche applicato in Italia altera le condizioni economiche originarie, introducendo un ostacolo alla concorrenza e risultando dunque non conforme alla direttiva 2014/23/UE.
La decisione del Tribunale Amministrativo è attesa nelle prossime settimane. sm/AGIMEG