Dalla prossima delega ai giochi al riordino del settore, dalle gare per Scommesse, Bingo e Slot all’intesa Stato-Regioni: questi ed altri temi sono stati affrontati dal direttore di Agimeg, Fabio Felici, nell’esclusiva intervista in diretta Facebook a Pier Paolo Baretta, sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Prima di parlare di gioco, come sta andando la sua campagna elettorale in vista dell’elezione a sindaco di Venezia?
“E’ una campagna elettorale molto strana, condizionata dal coronavirus. C’è una sorta di avvio lento, ma ho l’impressione che vi sia la domanda da parte della gente di capire come uscire da questa situazione. Venezia ha in carico il problema del turismo: prima avevamo il problema di come regolare i turisti, ora dobbiamo favorire un ritorno in città, servono risposte ed idee di prospettiva”.
Dopo il lockdown, a Venezia è stata riaperta solamente una delle due sedi del casinò? Cosa ne pensa?
“Ho contestato la decisione nel momento in cui si sono aperte le frontiere. Venezia è sempre attrattiva per i turisti, ma il Comune ha deciso di aprire solo Ca’ Noghera, la sede sulla terraferma, non invece Ca’ Vendramin, che è fortemente attrattiva per il pubblico. Il fatto di non aver offerto da subito questa possibilità mi è parso un errore, tra l’altro Venezia è a 100 km dalla Slovenia, la competizione è molto forte”.
E’ arrivato il momento di vedere un Baretta 2.0, con una seconda delega sul gioco?
“Il Ministro ha preannunciato l’intenzione di distribuire deleghe tra le quali quella relativa al settore giochi. La delega è ormai una questione di poco tempo e siamo prossimi all’annuncio ufficiale”.
A suo giudizio, il Governo ha fatto abbastanza, con rinvio o sospensione di alcuni oneri fiscali, per la ripresa delle imprese del gioco dopo tre mesi di chiusura?
“C’è un equivoco di fondo che coinvolge l’approccio a questo settore: da un lato di tipo reputazionale e dall’altro economico-industriale. Dal punto vista reputazionale è un settore controverso, ci sono sostenitori ma anche molti critici, che ritengono che il gioco d’azzardo non andrebbe proposto. E’ un dibattito legittimo. Dal punto di vista economico-industriale il settore è come tutti gli altri, ci sono imprese che lavorano e producono. Il Governo ha fatto quello che doveva fare: in alcuni casi è dovuto intervenire in Parlamento soprattutto nell’aggiustamento del Preu, ma non c’è dubbio che il settore ha un problema di strategia. E’ evidente che il settore è in grande trasformazione. Era inevitabile chiudere, era giusto anche riaprire. C’è stata forse incertezza nelle riaperture, ma quello che questi mesi di chiusura ci ha dimostrato è che dobbiamo difenderci dall’attacco della malavita e dell’illegalità quindi non penalizzando troppo chi offre gioco legale”.
Il tema dell’approccio al gioco ha riguardato alcuni suoi colleghi. L’on. Crimi si è augurato che il settore non riaprisse più, il senatore Endrizzi ha proposto di riconvertire il settore in intrattenimento puro. Cosa ne pensa?
“Io ho alle spalle l’unico provvedimento di riduzione del gioco, pari a 100 mila slot in meno e il dimezzamento dei punti di gioco, forse posso dire qualcosa su questo versante, visto che ho fatto la mia parte. Il tema vero, sul quale ognuno ha le sue opinioni, è se discutere se il gioco debba sparire dal panorama italiano. Se pensiamo che sia giusta l’eventuale assenza dello Stato nel governo del gioco legale, allora dobbiamo però essere ben consci che questo diventerebbe una tragedia sociale, scatterebbe l’usura. Dobbiamo assolutamente decidere il posizionamento dello Stato proprio in funzione della tutela del cittadino e della salute pubblica, quindi contrarre l’offerta, razionalizzare l’intervento, coinvolgere gli enti locali. Sostenere che è meglio che il settore non apra più è un’affermazione astratta. E poi la lotta alla ludopatia si fa meglio tenendo il settore sotto controllo dello Stato. Quello del gioco è un settore che presenta contraddizioni, ma è meglio tutelarlo da un punto di vista legale che darlo in mano alle bande criminali”.
Sono in scadenza le concessioni delle slot e sono in proroga da tempo quelle di scommesse e bingo. E’ arrivato il momento di pensare alle gare o è meglio rimandarle?
“Penso che la situazione migliore sia spostare tutto al 2022, fare un allineamento in modo che le gare ripartano con una visione più completa. Pensiamo alle Awpr, ovvero le slot da remoto, pensiamo alla tessera sanitaria, ai pro e contro, pensiamo al gioco online. Va ridefinita la prospettiva del settore, altrimenti non ha senso fare le gare ora”.
Nel 2017 Lei è stato l’artefice dell’accordo Stato-Regioni che doveva uniformare provvedimenti a macchie di leopardo degli enti locali, ma non è mai diventato operativo. Si potrà riattualizzare l’accordo e renderlo operativo?
“Serve ripartire da lì, anche se con alcuni limiti è l’unico punto fermo nella discussione in un settore così delicato, questa può essere l’occasione per far ripartire la riforma”.
In Piemonte hanno il problema di espulsione del gioco legale, si sta cercando di modificare la legge in modo che il distanziometro non abbia retroattività, ma c’è l’opposizione da parte del centrosinistra. Cosa ne pensa?
“Penso che non convenga fare casi specifici, ma vada proposta una riforma complessiva, discutendo con regioni ed enti locali, ma serve che alcuni criteri di carattere omogeneo siano più o meno uguali in tutta Italia. In un settore che vogliamo controllare non possiamo scatenare una concorrenza interna, dove nell’idea di ridurre al massimo possibile finisce per creare competizione a chi si accaparra di più il gioco. Un po’ di criterio è necessario, non c’è solo la vicenda Piemonte”.
Le associazioni di gioco chiedono interlocuzione con il Governo per farsi promotrici di proposte di riforma
“Nella precedente gestione ho incontrato tutti quelli che hanno chiesto di essere ricevuti. In questa situazione senza delega formale sono prudente nell’avviare confronti che devono dare risposte, ma per altre proposte ben vengano, personalmente sono a disposizione. La politica deve ascoltare i cittadini e le rappresentanze, se ci sono proposte ci ragioniamo insieme”.
Quale sarà la prima cosa che farà Baretta quando la delega ai giochi sarà ufficiale?
“Il compito del Governo è definire grandi linee di intervento. Il 2022 non è lontano, serve ripartire subito dall’accordo Stato-Regioni, vedere quali sono le modifiche e poi arrivare a una proposta organica. Sono pronto a iniziare da subito, ma questa volta è il momento di chiudere, non ci può essere una terza volta”.
Cosa ne pensa del codice etico applicato dalle banche che negano l’accesso al credito alle imprese di gioco?
“Questo ha a che fare con il tema reputazionale. Le aziende di gioco devono sapere che gestiscono un settore molto controverso, quindi chi opera in questo comparto deve chiedere legittimamente di poter lavorare, ma deve sapere che il settore non è estraneo a una dimensione che non è solo economica, finanziaria e industriale”. cr/AGIMEG

