Il governo australiano ha annunciato una riforma delle regole sulla pubblicità delle società di scommesse. Le nuove misure adottate puntano a limitare l’esposizione dei minori alle comunicazioni commerciali del settore senza introdurre un blocco integrale.
L’Australia presenta la spesa pro capite nel gioco più elevata a livello mondiale, circostanza che rende il paese un riferimento per gli operatori internazionali di gioco online e al tempo stesso una priorità per le politiche di salute pubblica. Le proposte annunciate questa settimana dovranno essere tradotte in norme vincolanti entro la fine dell’anno.
Televisione e radio: fasce orarie e limiti agli spot
Per le emittenti televisive viene fissato un tetto di tre spot pubblicitari di scommesse per ora, valido nella fascia 6.00-20.30. Le trasmissioni sportive in diretta in quella stessa fascia saranno invece completamente prive di pubblicità del settore, mentre le emittenti radiofoniche non potranno trasmettere spot di scommesse nelle ore mattutine e nel primo pomeriggio, in coincidenza con i tragitti casa-scuola.
Stadi e testimonial
Negli impianti sportivi i loghi degli operatori scompariranno dalle maglie delle squadre e dagli spazi pubblicitari interni. Inoltre, non sarà più possibile ingaggiare atleti professionisti o personaggi dello spettacolo per promuovere le piattaforme di gioco.
Stretta sul digitale
Sui canali digitali le restrizioni sono più stringenti: social media e piattaforme di streaming potranno mostrare pubblicità di scommesse esclusivamente agli utenti che abbiano effettuato l’accesso e superato la verifica dell’età, e dovrà essere resa disponibile in modo visibile la funzione per disattivare questi contenuti. Parallelamente, il governo ha disposto la chiusura delle versioni digitali del gioco del keno e il divieto delle applicazioni su smartphone che replicano le slot machine.
Le critiche del fronte sanitario
Le associazioni che operano nel campo della salute pubblica hanno espresso delusione per il mancato accoglimento della loro richiesta principale, ovvero la proibizione totale di ogni forma di pubblicità delle scommesse. Secondo queste organizzazioni, le misure approvate risultano insufficienti a garantire un’adeguata tutela dei soggetti più vulnerabili, come le persone a rischio di dipendenza e i minori, e sarebbero invece il prodotto dell’influenza esercitata dai grandi gruppi del settore sul processo decisionale.
La risposta degli operatori
A loro volta, anche gli operatori hanno contestato il provvedimento, lamentando l’assenza di un confronto preventivo e la portata delle restrizioni. I timori espressi riguardano in particolar modo sia le ricadute occupazionali, con stime di decine di migliaia di posti a rischio, che la riduzione dei contributi economici che il settore destina alle leghe sportive e alle emittenti. Sul piano della tutela dei consumatori, gli operatori sostengono che un quadro normativo eccessivamente restrittivo potrebbe favorire la migrazione dei giocatori verso circuiti illegali non regolamentati. fp/AGIMEG


