Apple alza i toni contro l’Unione Europea e punta il dito contro il Digital Markets Act (DMA), la legge sui mercati digitali entrata in vigore a marzo e destinata a ridisegnare il rapporto tra big tech e consumatori europei. La società di Cupertino sostiene che la normativa stia generando “conseguenze non intenzionali” che mettono a rischio la sicurezza degli utenti e riducono la qualità dei dispositivi venduti nel Vecchio Continente rispetto al resto del mondo.
Secondo Apple, l’obbligo di consentire il sideloading, ossia l’installazione di applicazioni tramite store alternativi o fonti esterne, ha aperto per la prima volta la strada su iOS a categorie di app tradizionalmente escluse, come quelle dedicate al gioco d’azzardo e ai contenuti pornografici. Cupertino avverte che tali aperture mettono in pericolo i minori, ma anche gli adulti, esponendoli a rischi di frodi, malware e pratiche di fatturazione scorrette.
Apple segnala inoltre che diversi servizi innovativi sono stati ritardati nel mercato europeo a causa della necessità di renderli compatibili con sistemi esterni. Un altro punto critico riguarda la frammentazione dell’esperienza d’uso: al posto di un App Store unico e controllato, gli utenti si troverebbero a navigare tra più marketplace con regole e livelli di sicurezza differenti, aumentando il rischio di confusione e la diffusione di app contraffatte. Apple denuncia anche le richieste di accesso a dati sensibili da parte di terze parti, tra cui la cronologia completa delle notifiche e le reti Wi-Fi frequentate dagli utenti, elementi che potrebbero rivelare informazioni riservate come visite a ospedali o tribunali.
L’Unione Europea, però, respinge al mittente le accuse. Il portavoce per gli affari digitali della Commissione, Thomas Regnier, ha ribadito che “non c’è alcuna intenzione di ritirare il DMA” e ha accusato Apple di opporsi da sempre a ogni singolo aspetto della normativa, mossa più da interessi economici che da reali preoccupazioni per gli utenti. cdn/AGIMEG

