Albo PVR, tra apprezzamento e cautela: deve essere uno strumento di qualificazione non un peso burocratico. Anche di questo si è parlato nello speciale di Agimeg dedicato ai PVR.
Dalle testimonianze raccolte emerge una posizione ampiamente favorevole verso l’istituzione dell’Albo dei PVR, considerato da molti esercenti uno strumento utile per dare ordine, trasparenza e qualificazione al settore. La visione positiva, però, si accompagna quasi ovunque a una condizione precisa: l’Albo deve essere semplice, accessibile e non trasformarsi in un ostacolo burocratico o economico.
Diverse risposte definiscono l’Albo “un passo nella direzione giusta” se l’obiettivo è valorizzare i punti vendita che già operano con correttezza, distinguendoli da chi non rispetta le regole. Una posizione condivisa anche da molte attività del Nord, dove il tema della qualificazione e della trasparenza emerge in modo molto netto: un registro ufficiale, spiegano, aiuterebbe a chiarire chi lavora bene, a rafforzare la fiducia degli utenti e ad allineare il comparto agli standard già presenti in altri segmenti del gioco regolamentato.
Parallelamente, anche nelle aree del Centro e del Mezzogiorno, l’Albo è visto come un’opportunità per “fare pulizia”, mettere ordine e riconoscere il lavoro dei punti vendita seri. Molti aggiungono che una misura simile potrebbe offrire maggiore tutela sia agli esercenti sia ai clienti, consolidando la percezione di legalità e professionalità del servizio.
Accanto a questo consenso, però, emerge con forza una preoccupazione onnipresente e trasversale: il rischio che l’Albo diventi un aggravio burocratico o economico. Alcuni PVR parlano apertamente del timore che l’Albo si trasformi in “un’ulteriore tassa”, mentre altri chiedono procedure snelle, chiare e prive di ostacoli che costringano a ricorrere a consulenti esterni.
Il valore attribuito all’Albo, dunque, è molto elevato, ma condizionato a un principio semplice: l’Albo deve essere uno strumento di qualificazione, non un peso. Gli esercenti chiedono che venga progettato con criteri trasparenti, univoci e proporzionati, in modo da sostenere chi è già in regola e da evitare che il servizio — descritto più volte come un’attività di prossimità — venga rallentato da burocrazia e costi aggiuntivi.
Nel complesso, il giudizio che emerge è chiaro e coerente: l’Albo è considerato un passo avanti importante, utile a dare dignità e riconoscimento alla categoria, ma la sua efficacia dipenderà interamente da come verrà costruito. Se sarà semplice, pratico e pensato per valorizzare chi opera correttamente, gli esercenti lo accoglieranno come uno strumento prezioso. Se invece sarà complesso o oneroso, rischierà di trasformarsi nell’ennesima complicazione per un settore che, pur desideroso di ordine, non può permettersi ulteriori barriere operative. lb/AGIMEG

