Presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera si sta svolgendo la presentazione della Relazione annuale 2026 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).
Nel documento, tra i temi affrontati, spazio all’integrazione tra sviluppo delle infrastrutture e incentivo alla domanda, alle nuove linee guida sulla prominence dei servizi media, al divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, alla collaborazione con la Guardia di Finanza e ai controlli sugli influencer.
Infrastrutture e domanda: il nodo della diffusione della fibra FTTH
L’integrazione tra le politiche di sviluppo delle infrastrutture (technology-push) e quelle che incentivano la domanda (demand-pull) è fondamentale per trasformare la disponibilità della rete in un’effettiva diffusione dei contratti, garantendo una copertura capillare del Paese.
Tuttavia, questo obiettivo è ostacolato dal fatto che molte famiglie considerano già sufficienti le tecnologie di connessione esistenti per soddisfare le proprie esigenze digitali, quali la fruizione di contenuti in streaming, lo smart working, il gioco online e la domotica. Di conseguenza, la percezione di non avere bisogno di prestazioni superiori rallenta l’adozione della fibra ottica FTTH, nonostante sia la tecnologia più avanzata. È quanto viene specificato nella Relazione.
Prominence dei servizi media di interesse generale
Dopo una consultazione pubblica, viene ricordato ancora nella Relazione, l’Autorità ha approvato, con la delibera n. 250/25/CONS, le nuove linee guida sulla prominence dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di interesse generale.
Le regole garantiscono a questi servizi una posizione di rilievo sui dispositivi compatibili, lasciando comunque agli utenti la possibilità di personalizzare la visualizzazione, in conformità al Regolamento europeo sulla libertà dei media.
Le linee guida introducono criteri più rigorosi per definire i servizi di interesse generale e si applicano solo ai dispositivi dedicati alla fruizione dei media, come smart TV, decoder, dongle, box TV, sistemi di infotainment per auto e radio, escludendo smartphone, computer, tablet, smart speaker e console di gioco.
Divieto di pubblicità del gioco d’azzardo: la questione del TAR Lazio
Nel settore del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, un’importante novità è rappresentata dall’ordinanza del TAR Lazio del 29 luglio 2025, che ha sollevato una questione di legittimità costituzionale sull’art. 9, comma 2, del decreto Dignità.
La norma prevede una sanzione amministrativa minima di 50.000 euro per ogni violazione, senza possibilità di graduarla in base alla gravità del caso. Secondo il TAR, questa rigidità potrebbe violare i principi di uguaglianza e proporzionalità (art. 3 Cost.), il diritto di proprietà (art. 42 Cost.) e l’art. 117 Cost., in relazione alla CEDU e alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, poiché impedisce di adattare la sanzione alle circostanze concrete.
“Ancora in tema di piattaforme, ma con riguardo al settore relativo al divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, il periodo temporale considerato si caratterizza per l’intervenuta ordinanza del TAR del Lazio, Sez. IV, del 29 luglio 2025, n. 15037, con la quale è stata sollevata una questione di legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 2, del decreto-legge 12 luglio 2018 n. 87, convertito, con modificazioni, nella legge 9 agosto 2018, n. 96 (c.d. decreto Dignità)”, si legge nel testo.
Nel caso di specie, il TAR ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale nella parte in cui la norma prevede una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore a 50.000 euro per ogni violazione, senza margini di discrezionalità, per contrasto con: l’art. 3 della Costituzione, l’art. 42 della Costituzione e l’art. 117 della Costituzione in relazione a norme della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
In particolare, il giudice ha evidenziato che, pur essendo il bene tutelato, ossia la salute pubblica, di rilevanza costituzionale, il meccanismo sanzionatorio predisposto dalla norma non consentirebbe una adeguata individualizzazione della pena, imponendo una soglia minima rigida che impedisce di modulare la sanzione in relazione alla gravità concreta dell’illecito e alle specifiche caratteristiche soggettive ed economiche del trasgressore.
Piattaforme digitali: le questioni davanti alla CGUE
In tema di violazione del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, risultano pendenti davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) alcune rilevanti questioni pregiudiziali: C-421/24 e C-194/25, rispettivamente su ordinanze di rinvio del Consiglio di Stato n. 5235/2024, in un giudizio che vede coinvolto il noto motore di ricerca Google, e ordinanza n. 1919/25, in una fattispecie sanzionatoria irrogata ad una società di gioco online.
La prima questione sottoposta all’attenzione della CGUE riguarda il tema della responsabilità della piattaforma che potrebbe profilarsi nel caso in cui quest’ultima abbia consapevolmente stipulato contratti di partnership con il fornitore di contenuti, il cosiddetto content creator. La seconda riguarda l’obbligo di previa notifica alla Commissione europea e agli Stati membri della norma nazionale contenente il divieto di promozione del gioco, ai sensi della Direttiva UE 2015/1535 in materia di regole tecniche.
Collaborazione tra Agcom e Guardia di Finanza
Nel 2025 si è rafforzata la collaborazione tra l’Autorità e la Guardia di Finanza, disciplinata da norme di legge e da un Protocollo d’intesa. Le attività ispettive congiunte hanno riguardato la tutela dei consumatori, le comunicazioni elettroniche, i contenuti audiovisivi e radiofonici, il mercato postale, i call center e il telemarketing, il secondary ticketing, il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo e la verifica dei requisiti delle imprese beneficiarie dei contributi per l’editoria.

Dal documento emerge che nel 2025 non è stata irrogata alcuna sanzione in materia di divieto di pubblicità del gioco d’azzardo.
Influencer: nel 2026 Codice di condotta e nuove linee guida
Nel 2026, conclude la Relazione, l’Autorità applicherà il Codice di condotta e le linee guida per gli influencer, in linea con il TUSMA e il DSA. Gestirà l’elenco degli influencer rilevanti, comprese iscrizioni, aggiornamenti e regolarizzazioni, e rafforzerà i controlli sulle comunicazioni commerciali.
L’obiettivo è contrastare pubblicità occulta, sponsorizzazioni non dichiarate e uso improprio degli strumenti delle piattaforme, con particolare attenzione ai settori del gioco d’azzardo, del tabacco/nicotina e dei prodotti sanitari.
QUI la relazione integrale. cdn/AGIMEG

