Avv. Ripamonti: “Vero che il gestore virtuoso non deve temere il ruolo di incaricato di pubblico servizio, ma bisogna anche tenere conto di situazioni che pongono lo stesso di fronte a scelte difficili”

Riceviamo e pubblichiamo una nota di replica, all’intervento dell’avvocato Claudio Urciuoli, dell’avvocato Marco Ripamonti. “Caro Claudio, replico volentieri, senza intento polemico e all’insegna della reciproca stima, rapporto di colleganza e cordialità. Il problema, a mio avviso, non è l’essere virtuoso, o meno, l’essere onesto o disonesto. Come è lapalissiano, dal gestore ci aspettiamo correttezza e lealtà, non solo nell’interesse del settore in cui opera e della sua stessa categoria di appartenenza, ma anche e soprattutto nell’interesse della stessa società civile in cui viviamo.

Onestà e virtù sono prerogative che dovrebbero connotare il comportamento di ogni cittadino, non solo del gestore di slot. Ma chi sbaglia è giusto che debba pagare secondo regole certe e tassative e che siano proporzionate e coerenti rispetto all’intero sistema. La pena deve essere rieducativa e se il cittadino non percepisce l’equità e la proporzionalità della sanzione, il risultato sarà di segno opposto e controproducente. In molti ed autorevoli lo hanno già affermato.

È, peraltro, innegabile ed ineluttabile che le Sezioni Unite della Cassazione, salvo eventuale revirement, abbiano affermato che il gestore rivesta la qualità di incaricato di pubblico servizio e che l’omesso riversamento del Preu integri il delitto di peculato. Ma affinché tale statuizione possa ritenersi davvero coerente con l’intero sistema, essa stessa dovrebbe risultare scevra da paradossi ed iniquità che, a mio avviso, sono riscontrabili, ad esempio, nel diverso ed inspiegabile trattamento riservato al titolare di struttura alberghiera rispetto alla tassa di soggiorno che, prima della riforma del Governo Conte, rispondeva di peculato, oppure dal confronto tra peculato e frode informatica, di cui ho già parlato e su cui non ritorno.

E’ certamente vero, come Tu affermi, che il gestore virtuoso nulla ha da temere dal suo ruolo di incaricato di pubblico servizio. Ma ciò, aggiungo, nella misura in cui tutto fili sempre liscio. Credo, invece, che qualche timore potrebbe iniziare ad accusarlo laddove costretto a ritirare tutte le black slot (et similia) di cui si compone il proprio parco macchine perché si viene a scoprire che forse sono irregolari (dovendole sostituire tutte a proprie spese e non certo del concessionario), oppure quando girano sul web facili sistemi che permettono lo svuotamento sistematico delle slot da parte di malintenzionati (e i conti non quadrano), oppure quando l’esercente gli risolve senza tanti complimenti il contratto e gli fa trovare da un giorno all’altro l’esercizio chiuso o apparecchiature di altra ditta, se non del concessionario che fa pure il gestore, oppure quando il Comune dove opera gli limita orari di raccolta di gioco o pone nuove limitazioni di distanze, oppure quando la banca di cui è cliente da una vita gli chiude i finanziamenti e pure il conto per ragioni etiche dell’istituto, oppure quando tra capo e collo gli arriva addosso il peso di una stabilità 2015, compresa la parte degli esercenti, oppure quando le maestranze addette allo scassettamento gli rubano parti rilevanti di raccolta, oppure se incappa in furti o rapine e non è nemmeno assicurato.

In questi casi, mi è capitato di trovarmi al cospetto di gestori che, quantunque assai virtuosi, hanno dovuto fare delle scelte drammatiche, rimandando il riversamento del PREU e poi non essendo più in grado di sostenerne il peso. Ciò, spesso, a salvaguardia del funzionamento dell’azienda o al fine di evitare financo licenziamenti del personale.

Prosegue l’avvocato Ripamonti: “Ribadisco certamente che dal gestore ci si aspetti virtuosismo, come del resto dai concessionari, ma nella mia carriera mi è capitato molte volte di assistere, come dicevo sopra, gestori fondamentalmente onesti che, in un determinato contesto, hanno dovuto affrontare situazioni difficili e scegliere il “male minore”, pure a costo di affrontare una denuncia per peculato, spesso scattata dopo una trattativa di rientro con il concessionario ed il versamento di parte del debito.

Se nella vita avessi scelto di indossare paramenti sacri mi occuperei precipuamente di approfondire profili legati ad onestà e virtù, ma ho scelto la toga e, pertanto, mi sento maggiormente attratto dalle scelte processuali e dalle inevitabili problematiche del Diritto che mi si pongono davanti, a prescindere dai motivi che hanno determinato il comportamento del mio patrocinato che, tuttavia, indipendentemente dalle motivazioni sottese al proprio comportamento, vanta il sacrosanto diritto di difendersi e l’aspettativa di vedersi, semmai, sanzionare in modo coerente ed appropriato. E perché no, magari di vedersi assolvere magari per carenza dell’elemento psicologico del delitto.

L’auspicata attuazione di un testo unico, ove realizzato con competenza e coerenza, lungi dal comportare effetti svalutativi di comportamenti di grave rilevanza penale, come Tu paventi, consentirebbe per converso di fare affidamento su regole certe e chiare che, nel rispetto dei principi di legalità e tassatività, potranno dare il giusto peso, anche sotto il profilo penalistico, ad ogni specifico comportamento, in un sistema coerente e scevro da contraddizioni e paradossi, con piena considerazione di ruoli e gradazione delle rispettive responsabilità. Ciò senza dover adattare le norme codicistiche, di caratura generale, a fattispecie assai specifiche e tecniche, quali quelle relative al comparto del gioco, sovente con risultati a mio avviso discutibili (lo stesso fatto che se ne siano occupate le Sezioni Unite ne dà la misura)”.