Corte d’Appello di Bologna: “Illegale usare totem per giocare online”. Accolto appello ADM e confermata chiusura di un circolo

La Corte d’Appello di Bologna ha stabilito che un terminale definito “computer” può essere considerato un apparecchio da gioco illegale se, per caratteristiche tecniche e software, è di fatto utilizzato per il gioco. Così, il dispositivo rientra a pieno titolo nell’ambito sanzionatorio previsto dall’articolo 110 del TULPS.

Il caso nasce dal sequestro, in un circolo di Reggio Emilia, di un dispositivo con accettatore di banconote e accesso a piattaforme di gioco non autorizzate. Dopo una prima decisione favorevole al gestore, la Corte ha ribaltato la sentenza di primo grado, accogliendo le tesi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

​Il caso: dal sequestro in un circolo privato alla perizia

In un circolo privato in provincia di Reggio Emilia, i funzionari ADM avevano sequestrato un terminale collegato a internet che presentava caratteristiche sospette:

  • ​Presenza di un accettatore di banconote.
  • Configurazione software mirata all’accesso a piattaforme di gioco online.
  • Accesso a siti non autorizzati con grafiche analoghe ai casinò digitali regolamentati.

​In prima istanza, il Tribunale di Reggio Emilia aveva annullato la sanzione, ipotizzando che il dispositivo fosse un comune strumento di navigazione per servizi leciti.

Perché un PC può essere considerato un apparecchio da gioco illegale?

Secondo la Corte d’Appello di Bologna, invece, le risultanze tecniche non lasciano spazio a dubbi. Il terminale non era un normale PC per due motivi fondamentali:

  1. Software dedicato che indirizzava a piattaforme di gioco e navigazione limitata
  2. Caratteristiche fisiche analoghe alle slot

La Corte, inoltre, definisce l’Art. 110 TULPS una norma di chiusura, progettata per colpire:

  • ​Tutte le apparecchiature non conformi.
  • Dispositivi che consentono, anche indirettamente, l’accesso al gioco, retail e online.

​Il confronto con la sentenza 104/2025 della Corte Costituzionalecassazione Tar tribunale giudice

La difesa ha tentato di richiamare la sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il divieto generalizzato di mettere a disposizione PC connessi a internet nei locali pubblici.

​La Corte d’Appello ha però chiarito che i due ambiti sono distinti:

  • Sentenza Consulta: riguardava apparecchiature generiche connesse alla rete.
  • Caso in esame: riguarda apparecchi destinati al gioco che non rispettano i requisiti di legge.

    ​L’appello dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è stato, quindi, accolto, confermando la sanzione amministrativa e la chiusura dell’esercizio. lp/AGIMEG