“Nella bozza di riforma del calcio promossa dal senatore Paolo Marcheschi di Fratelli d’Italia apprendiamo dai media che si prevederebbe un contributo pari al 2% della raccolta delle scommesse sportive da destinare alla FIGC e al finanziamento del settore calcistico. Una parte di queste risorse andrebbe pure al contrasto della ludopatia.
Credo che sia profondamente sbagliato che la destra e il governo guardino al gioco come possibile fonte strutturale di finanziamento per il calcio e, più in generale, per lo sport italiano. Lo sport dovrebbe rappresentare educazione, salute, inclusione, crescita dei giovani, coesione sociale e rispetto delle regole. Legarlo economicamente alle scommesse significa finanziare un sistema che dovrebbe proteggere i cittadini, soprattutto i più giovani e le persone più fragili, attraverso un settore che trae profitto dalla propensione al rischio e che può alimentare fenomeni di dipendenza”. E’ quanto ha detto il deputato dem e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo.
Scommesse e finanziamento al calcio
“Il paragone giustificatorio con il sistema che il totocalcio – aggiunge – prevedeva per finanziare il Coni, un secolo fa ormai, non regge proprio. Perché rispetto ad allora è cambiato il mondo del calcio, dello sport e dei giochi pubblici. Quindi punto non è soltanto fiscale ma culturale e politico. Se il calcio viene finanziato in base al volume delle giocate, si crea un legame pericoloso. Più si scommette, più arrivano risorse allo sport.
È un meccanismo distorto, che normalizza ulteriormente la presenza del gioco d’azzardo attorno al calcio, proprio mentre famiglie, territori e servizi sanitari fanno i conti con gli effetti sociali della ludopatia e delle attività criminali e mafiose che parallelamente ci lucrano sopra”.
“Prevenzione della ludopatia non può dipendere dal gioco”
“È inaccettabile, inoltre, che una quota delle risorse venga destinata al contrasto alla dipendenza da gioco mentre la fonte di quelle stesse risorse resta il gioco. La prevenzione della ludopatia deve essere una responsabilità pubblica, sanitaria e sociale, non un capitolo finanziato dal circuito economico che contribuisce a generare il problema. Il calcio italiano e la nazionale hanno certamente bisogno di riforme, trasparenza, sostenibilità, investimenti nei vivai, nello sport femminile, nel dilettantismo e nelle infrastrutture.
Ma queste risorse devono arrivare da politiche pubbliche serie, da una migliore redistribuzione dei ricavi, dal controllo dei bilanci, dalla responsabilità gestionale dei club e da investimenti puliti, non da un prelievo forzoso non ancora chiaro nelle modalità, costruito sulle scommesse. Perché lo sport deve educare, unire e proteggere”, ha concluso. cdn/AGIMEG










