Si è tenuta l’udienza preliminare riguardante i 13 imputati appartenenti a un cosiddetto “gruppo misto” del clan dei Casalesi. Le accuse delineano un quadro di controllo capillare del territorio attraverso il racket delle estorsioni e l’imposizione di apparecchi da gioco.
Le zone colpite dal controllo criminale
L’indagine della Procura ha svelato una rete criminale estesa su diversi comuni strategici della provincia di Caserta. Le attività illecite si concentravano principalmente nelle aree di: Aversa, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Frignano, San Marcellino e Carinaro.
Il sistema del racket: slot e appalti
Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo non si limitava alla semplice richiesta di “pizzo” ai commercianti. L’obiettivo era molto più ambizioso: esercitare un vero e proprio controllo economico e politico sul tessuto sociale.
Attraverso l’imposizione delle slot e le estorsioni, l’organizzazione mirava a ottenere la liquidità e il potere necessari per influenzare le amministrazioni comunali.
Questo condizionamento era finalizzato, secondo gli inquirenti, a orientare l’assegnazione di appalti pubblici, inquinando l’economia legale della zona.
Udienza e strategie processuali
Durante la seduta in aula, si sono delineate le prime strategie difensive. Alcuni dei 13 imputati hanno scelto di accedere al rito abbreviato, che consente di ottenere uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna, saltando la fase del dibattimento.
Le prossime tappe del processo
Il Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP) ha fissato il prossimo appuntamento in aula per il 4 giugno. In quella sede verranno sciolte le riserve su: decisione sui rinvii a giudizio per chi non ha scelto riti alternativi ed eventuale apertura del dibattimento. cdn/AGIMEG










