Durante il convegno “Gioco online e gioco fisico: due concorrenti o due realtà per un percorso comune di rilancio del gioco pubblico”, tenutosi a Enada Primavera 2026 con la moderazione di Fabio Felici, Luca Caporaletti, ceo di Betwin360, ha posto l’accento su una parola chiave: evoluzione. Secondo il manager, è proprio questa la lente giusta con cui osservare il rapporto tra fisico e digitale, senza semplificazioni e senza immaginare che il passaggio all’online sia qualcosa di automatico o immediato.
“Penso che la parola giusta sia l’evoluzione”, ha detto Caporaletti, chiarendo subito che il mondo digitale non può essere ridotto alla sola idea di una piattaforma che lavora in autonomia sulle integrazioni e sugli sviluppi. Dietro l’online, ha spiegato, c’è un lavoro continuo di ricerca su strumenti e sistemi in grado di intercettare l’attenzione del pubblico, soprattutto di quello più giovane. “Il mio lavoro oggi è quello di essere un ricercatore di sistemi innovativi sulla parte del catturare il più possibile l’attenzione, soprattutto dei giovani, e non è facilissimo”.
Caporaletti ha osservato che la sua stessa squadra di lavoro è composta da persone molto giovani, con una media di età intorno ai 20-25 anni, e questo consente, almeno in parte, di avvicinarsi con maggiore naturalezza alle esigenze del mercato. Ma ciò non basta. A suo giudizio, l’intero settore deve misurarsi con una trasformazione accelerata negli ultimi anni, soprattutto dopo il Covid, che avrebbe impresso “una marcia in più” all’utilizzo dei device e all’abitudine di vivere su smartphone una parte sempre più ampia delle attività quotidiane.
Il manager ha allargato il ragionamento oltre il solo gioco, osservando che oggi il device è diventato il canale attraverso cui passano sport, shopping, contenuti e servizi. In questo scenario, secondo Caporaletti, l’online si è evoluto in modo articolato e veloce, e il comparto deve saper capire una generazione che cambia continuamente. “Ogni anno c’è una generazione nuova che arriva, che non è facile da interpretare”.
Da qui la necessità di lavorare su sistemi di gioco diversi, su meccaniche, ambientazioni e contenuti che sappiano dialogare con l’immaginario dei più giovani. “Dobbiamo capire i ragazzi di oggi”, ha spiegato, citando anche il mondo degli eSport, di titoli come FIFA, Warzone e di altri universi videoludici che esercitano una forte attrazione sulle nuove generazioni. In sostanza, per Caporaletti il futuro dell’online passa dalla capacità di tradurre questi linguaggi in un’offerta coerente e legalmente regolata.
Ma il ceo di Betwin360 ha insistito anche su un altro punto: l’online può convivere con il retail, però il punto vendita fisico deve imparare a renderlo davvero visibile e a promuoverlo con convinzione. “Quando entro in vari negozi vedo poco spazio dedicato all’online. Se i ragazzi che ci lavorano non promuovono quella parte, nessuno sa che dentro c’è l’online”. Una criticità che, a suo giudizio, riguarda soprattutto il lato marketing e la capacità di trasformare il negozio in uno spazio che informi, orienti e accompagni il cliente.
Per Caporaletti servono, quindi, corner dedicati, comunicazione interna, personale formato e un approccio più proattivo. La sua esperienza nel mondo dei PVR gli mostra quanto non sia sufficiente aprire contratti o disporre delle tecnologie: la vera difficoltà sta nel far lavorare quei punti, nell’attivare nuovi conti gioco e nel creare una reale continuità tra presenza fisica e servizio digitale. “Fare contratti è facilissimo, farli lavorare e creare nuovi conti gioco non è facilissimo”.
Allo stesso tempo, però, Caporaletti è convinto che la convivenza sia possibile. “Retail e online vivono insieme”, ha affermato, aggiungendo però che devono essere sviluppati nello stesso momento e con la stessa dignità, “senza trattarli come figli di un minore”. Il riferimento è alla necessità di non lasciare il digitale in una posizione marginale all’interno delle strategie dei punti vendita, soprattutto in quei casi in cui il fisico, da solo, mostra limiti evidenti.
A supporto di questa tesi ha portato anche un esempio concreto: un punto fisico a Pescara, apparentemente poco frequentato, che in realtà regge grazie a una forte attività online e a centinaia di conti gioco attivi. Un caso che, a suo giudizio, dimostra come il negozio possa sopravvivere e funzionare anche attraverso un’integrazione più matura dei due canali, a patto che ci sia una reale cultura del digitale.
Nel passaggio conclusivo, Caporaletti ha riassunto la sua impostazione con un richiamo all’adattamento. Sul lato online, ha spiegato, il compito è “seguire il flusso” e adeguare rapidamente la tecnologia ai cambiamenti, puntando su sistemi sempre più semplici, immediati e vicini alle attese dei giovani. “La generazione cambia e la tecnologia vuole più semplicità”. La difficoltà, semmai, è riuscire a farlo rispettando tempi di sviluppo e vincoli normativi. Ma la direzione resta quella di un’offerta capace di leggere il mercato e di rispondere nel più breve tempo possibile alle trasformazioni in atto. sb/AGIMEG










