Tempi duri per il settore del gioco in Thailandia. La rielezione di Anutin Charnvirakul come primo ministro della Thailandia chiude le prospettive per il gioco nel Paese. La linea politica del premier, chiaramente contraria alla legalizzazione dei casinò, esclude qualsiasi ipotesi di regolamentazione nel corso del suo mandato.
Il piano del precedente governo
Negli anni precedenti, il governo guidato da Paetongtarn Shinawatra aveva aperto il dibattito sul gioco d’azzardo come leva cruciale per rilanciare il turismo post-pandemia e attrarre investimenti esteri. Il piano prevedeva la costruzione di cinque casinò tra Bangkok, Pattaya, Chiang Mai e Phuket. Tuttavia, la caduta del suo governo ha interrotto bruscamente l’iter legislativo.
La posizione conservatrice di Anutin
Con l’ascesa di Anutin, il disegno di legge sui casinò è stato definitivamente accantonato. La sua posizione conservatrice è sostenuta anche da motivazioni culturali e religiose: il sostegno al gioco d’azzardo è percepito come un rischio in un Paese a maggioranza buddhista.
Gli operatori internazionali si allontanano
Adesso anche l’interesse dei grandi operatori internazionali del gaming, inizialmente attratti da un potenziale mercato da miliardi di dollari, è destinato a ridimensionarsi. Alcune aziende avevano già avviato attività preliminari nel Paese, ma l’attuale contesto politico rende improbabile qualsiasi sviluppo concreto nel breve termine.
In particolare, attratti da un potenziale mercato da 8 miliardi di dollari, i principali operatori di gioco d’azzardo del mondo erano pronti a presentare un’offerta per una licenza di casinò in Thailandia. La lista includeva tutti e sei i concessionari di Macao: SJM, Melco, Galaxy, MGM Resorts, Wynn e Las Vegas Sands. Almeno uno di loro, Melco, aveva aperto un ufficio a Bangkok per preparare la propria campagna.
Un duro colpo per l’economia del paese del Esd-Est asiatico, che avrebbe potuto trarre grandi benefici dalla costruzione di queste strutture dedicate al gioco, sia in termini di turismo sia per quanto riguarda le entrate erariali. Ma, al momento, prevale la decisione del nuovo presidente che sembra essere più che definitiva. fp/AGIMEG










