Roberto Alesse, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in un’intervista ha evidenziato l’importanza del settore dei giochi pubblici. Tuttavia, mentre la riforma del gioco online è stata completata, quella del settore fisico è ancora in corso, e ci sono rischi legati alle proposte di modifica delle regole, che potrebbero favorire grandi operatori a discapito di Pmi e del pluralismo economico, creando oligopoli illegittimi e distorsioni di mercato. Un’impostazione troppo restrittiva rischierebbe di escludere le medie e piccole imprese, generando discriminazioni di fatto, possibili ricorsi legali per illegittimità e violazioni delle regole comunitarie. A sottolinearlo è stato Riccardo Pedrizzi in un’articolo su Formiche.net.
Riforma giochi retail: il rischio oligopolio nei nuovi bandi AWP e VLT
L’industria del gioco legale in Italia si trova a un bivio cruciale. In una recente intervista rilasciata a un’autorevole testata economica, Roberto Alesse, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), ha tracciato il bilancio di un comparto che garantisce allo Stato un gettito annuo di 13 miliardi di euro.
Oltre al valore finanziario, Alesse ha sottolineato l’alto valore etico di queste risorse: ogni euro che entra nelle casse pubbliche è, di fatto, sottratto alle disponibilità delle mafie e del mercato clandestino. Tuttavia, se la riforma del gioco online è ormai conclusa, quella del comparto fisico presenta zone d’ombra che preoccupano gli addetti ai lavori.
Il nodo dei bandi AWP e VLT: verso una concentrazione del mercato?
L’obiettivo di armonizzare le regole regionali e adattarsi alle evoluzioni tecnologiche è condiviso dall’intera filiera. Il problema sorge, però, nelle ipotesi circolate sui nuovi bandi per le concessioni AWP e VLT.
Le indiscrezioni – sottolinea Pedrizzi – parlano di un possibile innalzamento della soglia massima di acquisizione dal 25% attuale al 35-40%. Questa mossa, se confermata, rischierebbe di generare un pericoloso vulnus alla concorrenza, favorendo la nascita di oligopoli e schiacciando le Piccole e Medie Imprese (PMI) del settore.
Perché una base d’asta troppo alta è un rischio per l’Erario
Un bando con barriere d’ingresso finanziarie eccessive non è solo una minaccia per il pluralismo, ma anche per la tenuta economica della gara stessa:
- Margini ridotti: se il costo della concessione è troppo elevato, il profitto viene eroso, rendendo l’investimento poco appetibile.
- Rischio ricorsi: i tribunali amministrativi tendono a invalidare gare basate su calcoli economici irrealistici o che “bruciano” l’investitore.
- Erosione del gettito: paradossalmente, meno operatori significa meno competizione e, nel lungo periodo, una possibile contrazione delle entrate erariali.
Profili di illegittimità: Costituzione e Normativa UE
Il comparto paventa seri rischi di illegittimità costituzionale e comunitaria. La nostra Carta, agli articoli 41 e 43, pur permettendo allo Stato di riservarsi il controllo del gioco per motivi di ordine pubblico, impone il rispetto dei principi di: utilità sociale, ragionevolezza, proporzionalità.
Anche sul piano europeo (Art. 49-56 TFUE), la Corte di Giustizia dell’UE ha ribadito che, sebbene gli Stati abbiano discrezionalità, questa non può violare i principi di non discriminazione e libera prestazione dei servizi. Una soglia così alta favorirebbe esclusivamente i grandi player con linee di credito illimitate, escludendo di fatto le PMI. “Creare barriere finanziarie insormontabili significa espellere dal mercato il pluralismo economico, trasformando una gara formalmente aperta in un club per pochi eletti”, sottolinea Pedrizzi.
Le conseguenze sociali e occupazionali
La deriva verso un sistema a “pochi ma grandi” non è solo una questione burocratica. Una “selezione darwiniana” basata solo sulla forza economica provocherebbe:
- Crisi dell’occupazione: la disarticolazione dell’indotto legato alle piccole imprese del territorio.
- Distorsione del mercato: un’asimmetria che impedisce l’innovazione e il ricambio generazionale.
- Intervento dell’AGCM: il rischio concreto di sanzioni dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
L’appello per una riforma sostenibile
Il sospetto è che si scelga la strada della concentrazione per una mera “comodità amministrativa”: è più semplice gestire pochi grandi interlocutori che una platea frammentata. Ma l’Italia non può permettersi una procedura che finisca sotto la lente di Bruxelles.
Per evitare che lo Stato “perda su tutti i tavoli”, è necessaria una transizione graduale e proporzionata. La riforma del gioco fisico – conclude Pedrizzi – deve tutelare le PMI, che rappresentano l’ossatura economica della nazione, garantendo una competizione leale e trasparente. Solo così il gioco legale potrà continuare a essere un presidio di legalità ed etica finanziaria. cdn/AGIMEG










