Geronimo Cardia, presidente di Acadi, è intervenuto nel corso del convegno “Le nuove regole del gioco, tra riordino e nuovi bandi”, che si è tenuto oggi alla Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio.
“La persona è quella che va tutelata per prima, è l’utente. Il disturbo da gioco d’azzardo, se non viene trattato con attenzione e con una visione organica dell’intero comparto, finisce per sfuggire a quella tutela che invece è necessaria. Magari si fa una buona cosa sul lato sinistro del tappeto, ma dall’altra parte del tappeto la polvere abbonda. Quindi la prima cosa che noi abbiamo chiesto all’epoca, e ricordo perfettamente anche l’interesse dell’onorevole de Bertoldi, era quello di trattare unitariamente quel tema. Come la delega fiscale in modo molto saggio prevedeva già dal 2023. La delega diceva di fare il riordino di tutto il comparto, non a pezzetti e di fare il riequilibrio dei parametri di tutto il comparto”.
Il paradosso della tassazione
“Il parametro di un gioco bisogna vederlo come il quantitativo di nicotina delle sigarette. Impatta la giocata di un tipo, la giocata di un altro, la vincita di un tipo, la vincita di un altro. Il livello di tassazione impatta sul tempo di gioco, impatta su quello che è l’intrattenimento e quindi anche sulla eventuale nocività del prodotto. Quindi se ci sono dei prodotti che hanno delle caratteristiche e dei parametri, molto diversi da altri, saggiamente la delega fiscale nel 2023 dice riequilibrateli con una visione organica dell’intero comparto. E fino a qui non abbiamo detto niente”.
“Il riordino dell’online è stato fatto. È stato dato quindi il via, dopo una gara che ha portato un gettito erariale molto importante per lo Stato, a quello che era il prodotto, il canale di distribuzione che già a vele spiegate aveva il vento in poppa. I numeri parlano in modo molto chiaro. L’aumento della raccolta dell’online negli ultimi anni ha una tendenza molto importante. Il comparto degli apparecchi del territorio di cui parla il collega ha perso diversi miliardi di euro. Eppure, colpo di scena, così aggiungiamo all’elemento del denaro, nonostante questo è quello che porta dell’intero gettito erariale portato da tutto il comparto più della metà. Ma com’è possibile? È facile. Se a un lavoratore gli abbassi lo stipendio e gli aumenti l’aliquota fiscale, allo Stato entrano sempre le stesse somme. Quindi, cambiando l’argomento, il dramma non cambia. Nel momento in cui non c’è una visione organica nella gestione del prodotto, si crea un problema. L’online è continuato ad andare avanti”.
Cardia: “Le politiche su distanza e orari non fanno bene”
“È una partita molto difficile che deve giocare lo Stato, con le Regioni che in virtù del titolo V della Costituzione, giustamente regolamentano in materia di salute, perché al centro di ogni norma ci deve essere la persona, la tutela dell’utente. Però già lì quelle stesse Regioni hanno perso l’occasione di fermare la riforma dell’online, pretendendo una visione organica della gestione del disturbo del gioco d’azzardo insieme al territorio. E oggi qual è la cosa che ci sorprende? Oggi, parlando di riordino del territorio, lo sa come si battono le regioni per difendere la salute dell’utente? E dicono che è giusto lasciare la distanza di 100 metri di un punto di gioco da un luogo sensibile per dissuadere l’utente. 100 metri. Quando, anche senza percorrerli, lo stesso prodotto è disponibile sul territorio da sempre”.
“Allora chi ha veramente a cuore la tutela dell’utente e chi riceve uno stipendio per fare questo lavoro, cioè tutelare gli utenti, ma come pensa di tornare a casa la sera pensando di averli tutelati, imponendo una distanza di 100 metri e tra l’altro, sapendo che c’è la distribuzione dello stesso prodotto online e sapendo che lo sta imponendo a uno dei 33 prodotti di gioco e gli altri 30 non lo sono, per cui in quei 100 metri o in quella limitazione di orari chiunque può accedere a qualunque altro tipo di gioco”.
“È proprio un tema tecnico di politica legislativa, di traduzione di un’esigenza, tutelare la salute e tradurla in un metodo, in una misura efficace. Oggi non ci sono più scuse perché i dati di questo tipo di politica di distanze e orari sono sotto gli occhi di tutti perché ci sono dal 2011. Gli apparecchi sono scesi di 2 miliardi di euro, altri prodotti di gioco hanno spese e raccolte altissime. Distanza e orari non fanno proprio bene. Noi lo stiamo dicendo in tutti i modi, ci viene detto, ‘eh ma le regioni questo vogliono’ e allora proviamo a parlare con le regioni. Noi quando ci abbiamo provato, dei dubbi negli assessorati alla salute delle regioni, abbiamo cominciato a condividerli”.
“Hanno generato grande imbarazzo e quindi abbiamo parlato di soluzioni come quelle della tecnologia, oggi c’è la possibilità che uno schermo senza vedere che è Mario Rossi davanti allo schermo, ha i tratti somatici di un minore e quindi richiama l’attenzione del gestore. Oggi la tecnologia può riconoscere se uno spinge il pulsantino troppo velocemente e quindi ha un comportamento di gioco che può ricordare la compulsività e quindi si può accendere, richiamare l’attenzione dell’operatore di gioco, che quindi non è quello cattivo che vuole guadagnare con i soldi, ma può essere – a parte che è già incaricato di pubblico servizio per raccogliere i soldi per lo Stato – il primo assistente sanitario sul territorio, la prima sentinella”.
Il sistema delle associazioni in rapporto alle concessioni
“Le voci che sono uscite sul 40%, ha smosso un po’ tutti. Io rappresento Acadi, dove abbiamo Novomatic, NTS, abbiamo Global Starnet, parliamo tantissimo con altri concessionari come Codere, come CIRSA. Oggi è presente il presidente di EGP che è l’associazione delle sale specializzate. Abbiamo anche FIPE, che rappresenta tutti gli esercenti del territorio che hanno o non hanno gli apparecchi, perché dobbiamo pensare che un barista che non ha gli apparecchi è un cittadino italiano che ha il diritto di poter accedere ad un’offerta se la valuta conveniente. Mi sembra che siamo ancora in un Paese democratico e quindi una rappresentanza ampissima, non dobbiamo pensare solo al barista che ha l’apparecchio e non agli altri”.
“Abbiamo l’associazione che storicamente rappresenta le migliaia di aziende sul territorio, doc, italiane, italianissime, che da sempre fa questo lavoro importantissimo di non portare solo gli apparecchi, ma prendono il denaro, rischiano come trasporto valori, lo immettono nel circuito bancario e quindi lo mettono a disposizione dello Stato. Cioè chi lavora sa la rilevanza di questo tipo di attività. E siamo arrivati anche ai gestori. Oggi c’è quasi una sommossa popolare. Da cosa nasce? Ebbene, noi non sappiamo se è vero, perché ci hanno detto di aspettare, sappiamo se è vero, però l’onorevole l’ha già detto, parliamo del 40%. 40% significa valutare se ci sono dei soggetti giuridici che hanno la possibilità di arrivare ad aggiudicarsi il 40% di questo mercato del fisico”.
“Le concessioni erano 13, sono diventate 10 per delle fusioni, ora sono divise in otto grandi gruppi. Nove su dieci non ce la fanno ad aggiudicarsi i lotti, questa è la sostanza semplice. Finora ho parlato degli interessi privati degli operatori. Ci dicono gli esperti che il legislatore, per portare il livello massimo di concentrazione dal 25 al 40%, lo devo fare per un interesse pubblico. Qual è l’interesse pubblico per cui l’attuale situazione dal 25 la porti al 40? E cosa succede il giorno dopo che hai dato 40 e 40% dei siti sul territorio alle stesse persone che hanno anche appena acquisito l’80% dell’online? Cosa fai? Li metti nelle condizioni, se gestiscono il supermercato, uso un’immagine, di mettere entrando a destra immediatamente l’acquisto dell’online, giusto? Sapete che nei supermercati si paga, i venditori dei pomodori pagano per essere i primi a destra, entrando a destra, perché è la cosa che si compra per prima”.
“100 euro messi nell’online portano allo Stato 20 e portano come margine privato 70. 100 euro messi in una macchina installata sul territorio, accanto, sempre nello stesso supermercato, portano al privato 20 e 70 allo Stato. Allora, possiamo concepire un’operazione di conferimento del gettito erariale ai margini dei privati? Oppure, se stiamo, se le persone che io rappresento e compreso, stiamo sbagliando, bisogna che ci sia una valutazione di impatto che noi non abbiamo visto”.
La tutela delle persone
“Sono partito dalla tutela delle persone e vorrei chiudere con la tutela delle persone, nel momento in cui il gettito erariale si perde e va nei margini del privato, la persona che accede allo stesso prodotto ma semplicemente su un tablet giocherà 10 volte di più di tempo, perché sempre quei famosi parametri che non sono stati equilibrati ancora, mentre la delega lo voleva, prevede che il ritorno in vincita nell’online è il 98%, per i prodotti, gli stessi prodotti del territorio, 60%. Significa che si vincono 98 euro su 100, si rigiocano, si rigiocano 98 su 98 sull’online, mentre sull’apparecchio, vincendo solo 60 ogni volta, il tempo trascorso è molto di meno, quindi la persona gioca molto di più. E allora vogliamo fare gli errori della caccia alle streghe, che sono stati fatti con gli apparecchi nel 2011 e dire che oggi il nemico pubblico dell’universo è l’online? No, neanche questo è giusto. Bisognerebbe trattare la materia in modo organico, avendo la piena consapevolezza della cosa di cui oggi parlano tutti gli operatori privati. Andate a vedere su le interviste, la multicanalità. Vuol dire che io ti do a disposizione tutti i prodotti, poi tu scegli quello che dico io” ha concluso Cardia.










