La candidatura di Roma per ospitare la futura sede dell’Euca, l’autorità doganale europea, è stato uno dei punti principali dell’intervista rilasciata da Roberto Alesse, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, durante la trasmissione “L’Economista” su Urania TV (canale 260 del digitale terrestre).
D – Direttore Alesse, perché Roma e quali benefici porterebbe all’Italia ospitare l’autorità europea delle dogane?
“Vorrei fare una brevissima premessa per capire quello che sta accadendo in Europa con riferimento all’Euca, la futura autorità doganale europea, sapendo che il processo di integrazione europea lato doganale sta arrivando al capolinea. Un lungo percorso normativo che si conclude con la nascita di questa autorità amministrativa che sovrintenderà a tutta la legislazione doganale a livello europeo. E va detto che nel corso degli ultimi anni c’è stata un’accelerazione in direzione del compimento di questo processo di integrazione europea. Quando io mi sono insediato nel 2023, gennaio 2023, all’Agenzia delle Dogane e Monopoli come direttore generale era già scoppiato il conflitto russo-ucraino e l’amministrazione americana sotto la guida del presidente Biden rimproverava l’Europa perché dopo aver approvato una serie di pacchetti sanzionatori nei confronti della Russia, secondo l’amministrazione Biden, i medesimi venivano violati da alcuni Stati membri dell’Unione Europea. E quindi incitava a serrare i ranghi e ovviamente a portare a capolinea il processo di integrazione europea. Da qui l’esigenza di correre e di dar vita ad un unico organismo che controlla. tutte le maglie del commercio internazionale nell’ambito dei confini europei. E siamo arrivati effettivamente alla fase finale di attuazione di questo processo di integrazione europea, in base al quale, ovviamente, l’Italia presenta la sua autorevole candidatura”.
Le altre concorrenti
D – Però siamo in corsa con tante altre città, sono nove in tutto e ne cito qualcuna: Malaga, Lille, L’Aia, Liegi. Perché dovrebbe essere scelta Roma?
“Roma innanzitutto in quanto Italia, ma l’Italia da sempre, da quando sono stati firmati i trattati di Roma, rappresenta un polo di eccellenza doganale che attraverso un work in progress è arrivata all’Italia a livelli veramente di alta efficienza. Se lei pensa che nel corso di questi ultimi anni abbiamo digitalizzato moltissime procedure doganali, rendendo tutta questa materia molto più efficiente rispetto al passato. Ora noi siamo già in una fase in cui utilizziamo ampiamente l’intelligenza artificiale”.
“Questo polo di eccellenza doganale ce lo riconoscono in tutto il mondo, non soltanto all’interno dell’Europa. Esportiamo la nostra esperienza nei paesi del Nord Africa. Lì non c’è la digitalizzazione, quindi stiamo noi insegnando a come si debbano digitalizzare le procedure. Quindi tutto questo ci viene da te riconosciuto, non si poteva non concorrere e siamo stati già auditi in Parlamento diverse settimane fa, e insomma io spero veramente che insomma l’Italia abbia chance da fare concreta. Devo dire che il governo italiano sta facendo molto in corso di questi ultimi giorni”.
I requisiti fondamentali
D – Ci sono dei parametri che determineranno la vittoria finale. Equilibrio geografico tra gli Stati membri, capacità operativa immediata, sostenibilità economica e continuità amministrativa. Mandiamo un messaggio a Bruxelles su ognuno di questi quattro punti.
“Questa sarà una vera e propria autorità che gestirà un potere enorme. Gestirà soprattutto i dati doganali. E questo significa controllo del commercio internazionale, che nel frattempo si è evoluto. Siamo arrivati all’e-commerce, quindi in sostanza l’Euca non è altro che un’unica centrale dei rischi, attraverso la quale si leggeranno i vari profili di rischio legati, ovviamente, al commercio internazionale. Perché attraverso le dogane si vanno anche a disciplinare e a regolamentare i rapporti fra gli Stati. Ma sono lo strumento fondamentale per esercitare poi l’attività tributaria, l’extratributaria dentro i confini, e soprattutto per affermare il principio di legalità rispetto a quello che esce e a quello che entra”.
“Ovviamente in una chiave di supporto all’intero sistema economico, dal che poi si è arrivati alla digitalizzazione, all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’Agenzia recentemente ha assunto 39 super esperti di intelligenza artificiale che già hanno prodotto risultati incredibili. Insomma, siamo alla fase storica e rivoluzionaria per l’intelligenza artificiale, abbiamo un’applicazione che si chiama Autentica. Bastano 20 secondi e, attraverso degli algoritmi predittivi applicati alle macchine, si stabiliscono i prodotti contraffatti da quelli autentici. Quindi con vantaggi notevoli sul piano dell’efficienza delle procedure doganali. Ecco, avere un’unica rete doganale a livello europeo è una questione proprio geopolitica importante. Lei pensi anche ai fili dei rapporti commerciali tra l’Europa e la Cina”.
ADM e il contrasto all’antifrode
D – L’Agenzia delle Dogane dei Monopoli contribuisce per 80-85 miliardi di euro alle casse dello Stato in termini di riscossione, delle dogane, di accise, tabacchi, giochi. Qualche giorno fa avete lanciato addirittura le linee di indirizzo dell’azione antifrode 2026. Quali sono queste linee e su cosa concentrerete i vostri sforzi?
“Questa agenzia, da quando si è fusa nel 2012 – perché prima nasce l’Agenzia delle Dogane e poi l’Agenzia delle Dogane si fonde con l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato – il risultato quale appunto è stato? La nascita di una grande holding finanziaria pubblica, che porta nelle casse dello Stato mediamente, mediamente, tra gli 80 e gli 85 miliardi di gettito fiscale. E tra l’altro con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, noi, secondo me, saremo in grado di inseguire ancora meglio il gettito fiscale sul territorio, perché saranno maggiori i controlli attraverso l’incrocio dei dati. Questa è la grande rivoluzione tecnologica che è arrivata ovunque e noi stiamo studiando molti algoritmi predittivi per applicarli al territorio sotto forma di controllo di vigilanza. Quindi è una grande holding che esercita peraltro materie completamente plurime, distanti l’una dalle altre. Ho dovuto in realtà fonderle sul piano del diritto amministrativo, perché erano mondi separati che neanche si parlavano, perché rispondevano a logiche istituzionali completamente diverse. Però quando si entra in un meccanismo così importante, autorevole, quindi si esercita la leadership, la prima cosa che bisogna fare è applicare il diritto amministrativo. Il diritto amministrativo mi ha portato a fare una grande riforma dell’Agenzia, soprattutto a livello territoriale, fondendo le competenze giuridiche ed informatiche di questa Agenzia, la quale vende nei confronti dell’utenza e vendere nei confronti del sistema del Paese Italia un unico prodotto, che è proprio dato dalla fusione della materia doganale con quella monopolistica. È stata una riforma complicatissima in realtà da fare, l’abbiamo approvata con l’avallo del Ministero dell’Economia e questo renderà ancora più performante la nostra attività. E sono materie poi che sono ancora oggetto di riforme profonde, perché la delega fiscale rinvia poi ai decreti legislativi l’attuazione”.
D – Visto che il commercio internazionale è in acque perlomeno agitate, comunque in continua evoluzione, come sta cambiando l’attività, soprattutto alla luce, noi ne abbiamo parlato tantissimo qui all’economia, anche dei dazi imposti da Trump, delle tariffe commerciali che si tolgono e si mettono continuamente?
“Il governo ci ha chiesto da diversi mesi, proprio sulla base di quello che ha deciso Trump, di monitorare tutta la materia dei dazi attraverso appunto un controllo serrato sui flussi commerciali delle merci che entrano e che escono. Perché effettivamente il braccio esecutivo del governo, con riferimento a questa materia così nuova come quella dei dazi, non può che farlo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. E lo facciamo a 360 gradi su tutto quanto il territorio, attraverso i nostri doganieri, porti e aeroporti. E ovviamente poi questi risultati li portiamo all’attenzione del governo per una lettura costante di quello che sta accadendo. Ed è un lavoro molto molto importante. E dà dei numeri importanti, immagino. Per capire diciamo come anche le rotte commerciali cambiano di continuo a seconda delle politiche ovviamente dei dazi. Questo è un monitoraggio molto interessante: vedere come le strategie o come gli Stati sulla base di quello che sta accadendo posizionano le loro esigenze commerciali”.
D – Una regolamentazione così specifica e definita diventa anche un incentivo per le imprese.
“Sì, secondo me ha un effetto leva. Perché poi l’obiettivo finale è proprio questo, cioè servire il sistema paese in modo rapido, in modo efficiente, ma in modo fermo, fermissimo nella difesa del principio della legalità. Per questo i controlli devono rispondere alle esigenze dell’efficienza e della rapidità. E da questo punto di vista la tecnologia ci sta molto aiutando e ci aiuterà sempre di più”.
Alesse: “Per l’Euca sarà una battaglia complessa”
“Sarà una battaglia difficile, perché a un certo punto le questioni di merito vengono un po’ accantonate e i Paesi cercano tra di loro, all’interno dell’Europa, alleanze politiche per sostenere le varie candidature. Quindi qui tutta la forza dei governi nazionali che sono rappresentati all’interno del Consiglio europeo, e poi anche tutta la forza dei parlamentari, dei gruppi parlamentari presenti nel Parlamento europeo, che a questo giro vogliono dire la loro. Le procedure peraltro non sono ancora chiarissime, secondo me non lo sono volutamente perché i Paesi si stanno studiando, le candidature le sappiamo e siamo in una fase di ricerca di alleanze strategiche, dove molti Paesi hanno chance al pari dell’Italia, penso alla Francia e alla Polonia”.
“C’è anche il discorso che qualche Paese europeo non ha affatto alcuna autorità europea come la Croazia, e quindi ne rivendica una al proprio interno e stiamo entrando in questa fase di dialogo serrato politico. E la battaglia è complessa perché inizialmente si sarebbe dovuto decidere intorno alla fine febbraio, i tempi sono slittati in avanti e quindi tutto il mese di marzo sarà impiegato nella scelta. Ovviamente questo dossier è molto delicato. Quindi speriamo nella forza relazionale dell’Italia”.
D – L’Italia si sta muovendo unita da un punto di vista politico?
“Sì e ci crede. Ci sono dialoghi che sono complicatissimi, ovviamente con un Paese che conta molto come la Germania, che non si è candidata, ma che indubbiamente incide a livello di sistema di alleanze, e ancora non si espressa in modo definitivo. C’è un dialogo in realtà serrato. Poi pensiamo anche a quanto pesa, all’interno del Parlamento europeo, il Partito popolare europeo. Ci sono logiche politiche e di governo, nel senso in realtà anche quindi una partita molto complicata, però l’Italia non poteva non starci dentro”. sm/AGIMEG










