Prosegue la pubblicazione degli articoli curati dell’avv. Marco Caroppo, che da luglio è entrato a far parte di As.tro-Confindustria SIT come consulente esperto in materia di responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs. 231/2001.
I contributi dell’avv. Marco Caroppo – che verranno pubblicati a cadenza bisettimanale sul sito dell’Associazione- avranno ad oggetto l’analisi del D.Lgs. 231/2001 e degli strumenti di prevenzione dei reati previsti da tale normativa che possono essere adottati all’interno delle aziende, con approfondimenti specifici legati al settore del gioco pubblico.
Dopo aver esaminato, nel precedente articolo, un caso pratico – simulato – che potrebbe verificarsi in ambito aziendale, di seguito il quinto articolo che analizza un altro caso, legato ai delitti di frode informatica.
Gli artt. 25-duodecies e 25-quinquies del d.lgs. 231/01 prevedono la responsabilità amministrativa dell’ente per i delitti di impiego di lavoratori stranieri irregolari ai sensi dell’art. 22 del D.Lgs. 286/1998 e di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.).
Affinché possa configurarsi la responsabilità dell’ente, devono sussistere i presupposti di cui all’art. 5 D.Lgs. 231/01, ossia che il reato sia stato commesso da soggetti apicali o sottoposti e nell’interesse o a vantaggio dell’ente.
Analizziamo ora un caso pratico – simulato – che potrebbe verificarsi in ambito aziendale.
Come sempre i nomi sono di fantasia ed il caso proposto è simulato a fini didattici e non riguarda fatti reali.
L’articolo dell’avv. Marco Caroppo
“La società
La Omega Dollar S.r.l., concessionaria ADM, possiede una rete di 20 sale da gioco distribuite in varie regioni.
La società non ha adottato un Modello 231.
Il fatto
La Omega Dollar subisce un aumento dei canoni di locazione ed una riduzione delle ore di apertura imposte dalle amministrazioni locali e, per contenere i costi, decide di esternalizzare il personale di sala.
Si affida, dunque, ad una cooperativa per il reperimento di forza lavoro senza adottare alcuna procedura di verifica e compliance (non possedendo un modello organizzativo) ma basandosi esclusivamente sulla documentazione prodotta dalla cooperativa individuata.
Il reato presupposto e l’indagine
A seguito di una attività ispettiva a campione risultava che molti lavoratori somministrati dalla cooperativa risultavano privi di contratto regolare; alcuni risultavano impiegati con contratti di part-time fittizio e ad altri, stranieri, erano sprovvisti di un valido permesso di soggiorno. In più, veniva rilevato un trattamento economico inferiore ai contratti collettivi ed in alcuni casi l’applicazione di turni di lavoro con orari eccessivi che qualificavano le condizioni lavorative come degradanti.
L’attività accertava che il personale oggetto di ispezione, sebbene formalmente dipendente della cooperativa, fosse gestito direttamente dalla Omega Dollar.
Infatti, veniva reperita documentazione su turni e mansioni redatti dalla Omega Dollar e veniva constatato che il personale in questione indossasse divise con le effigi della società.
Veniva dunque acclarato che la cooperativa non aveva una reale autonomia organizzativa e, di conseguenza, la Omega Dollar aveva operato un impiego diretto e consapevole di personale irregolare.
In seguito, l’Autorità Giudiziaria contestava alla società, ai sensi del D.Lgs. 231/01, il reato di impiego di lavoratori stranieri irregolari ex art. 22 del D.Lgs. 286/1998, richiamato dall’art. 25-duodecies del d.lgs. 231/01 e quello di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.), ricompresi nell’art. 25-quinquies del medesimo decreto.
Vantaggio dell’ente
Il vantaggio conseguito dall’azienda veniva individuato nel risparmio sui costi del personale che permetteva maggiore flessibilità nella gestione dei turni e continuità operativa delle sale senza sostenere i costi normativamente previsti per tale attività.
Le conseguenze processuali
Al termine del procedimento, la società subiva:
- sanzione pecuniaria proporzionata alla gravità dei fatti;
- sanzione interdittiva consistente nella sospensione temporanea dell’attività;
- confisca dei profitti illeciti, corrispondenti ai risparmi ottenuti sui costi del personale.
Conclusioni e possibili rimedi
Se la Omega Dollar avesse adottato un Modello Organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/01 con procedure idonee alla prevenzione dei reati contestati ed avesse istituito un Organismo di Vigilanza, avrebbe potuto dimostrare di aver attuato le misure per prevenire i reati esaminati andando, così, esente da responsabilità.
In particolare, le procedure di sicurezza e prevenzione avrebbero dovuto comprendere:
- attività di due diligence su fornitori e appaltatori;
- verifica della regolarità contrattuale e permessi di soggiorno di tutti i lavoratori impiegati anche tramite soggetti terzi;
- conservazione della documentazione periodica aggiornata (DURC, contratti, buste paga, registri presenze);
- svolgimento di audit interni ed esterni per monitorare l’effettiva autonomia e regolarità del fornitore;
- procedure di monitoraggio dei turni e delle attività svolte dal personale appaltato;
- istituzione un canale interno di segnalazione delle pratiche irregolari (whistleblowing);
- formazione del responsabile risorse umane e dei manager di sala sugli obblighi di legge in materia di lavoro;
- potenziamento dei flussi informativi verso l’OdV.
Avv. Marco Caroppo”
sm/AGIMEG










