La questione PVR è stata una delle più dibattute degli ultimi mesi ed ha visto gli interventi del mondo politico, dell’ADM. Per questo Agimeg ha contattato diversi PVR, Punti Vendita Ricariche, in tutte le 20 regioni italiane.
Dallo speciale di Agimeg sui PVR è emerso che la ricarica di 100 euro è una misura compresa nelle intenzioni ma giudicata limitante dagli esercenti.
Le risposte provenienti da tutte le regioni italiane convergono su un punto molto chiaro: la soglia di 100 euro settimanali in contanti è considerata troppo bassa e non rispecchia il comportamento reale degli utenti, pur comprendendo – in molti casi – le finalità normative che l’hanno originata. Gli esercenti dimostrano di cogliere la ratio della norma, ma allo stesso tempo evidenziano come il valore fissato risulti, nella pratica quotidiana, poco funzionale e limitante.
In particolare, PVR di Cagliari, Treviso e Matera esprimono una posizione articolata: riconoscono il principio regolatorio alla base del tetto, ma sottolineano che un limite così contenuto compromette l’efficacia del servizio, soprattutto per quei clienti che preferiscono effettuare ricariche più strutturate per programmare le proprie sessioni di gioco. Qui emerge un elemento ricorrente anche in molte altre regioni: un tetto troppo basso rischia di spingere gli utenti verso circuiti non regolamentati, alimentando un mercato parallelo che la norma stessa intendeva contrastare.
Questa preoccupazione è condivisa da diversi Punti del nord Italia, dove si evidenzia che la soglia attuale non è coerente con le abitudini della clientela e potrebbe orientare parte dell’utenza verso alternative illegali o comunque non tracciate. Si osserva anche come il limite interferisca con la praticità del servizio: molti clienti, infatti, desiderano effettuare un’unica ricarica consistente per evitare di tornare più volte nel punto vendita, e la soglia attuale “crea solo complicazioni”.
Anche nelle grandi città del Centro, come Roma e Perugia, il giudizio è simile: gli esercenti comprendono l’obiettivo della norma, ma la definiscono poco allineata alle esigenze reali. A Roma, in particolare, si arriva a proporre soglie decisamente più ampie per rendere la misura davvero applicabile nella quotidianità. Una visione in parte condivisa anche da chi riconosce il valore di uno strumento di controllo ma rileva al tempo stesso la sua natura fortemente limitante per la clientela che usa il contante.
Nel Mezzogiorno la reazione è ancora più diretta. Il limite viene definito senza mezzi termini “troppo basso”, “difficile da gestire”, “non sostenibile”. Molti esercenti sottolineano che una parte rilevante dei loro clienti organizza abitualmente ricariche superiori a 100 euro e che misure così restrittive li mettono in difficoltà nella gestione delle loro abitudini. Più di uno segnala apertamente il rischio che tali limitazioni possano spingere i giocatori verso canali paralleli, esattamente come indicato anche nelle risposte del Nord e del Centro.
Le altre risposte, pur con toni diversi, non mettono in discussione il principio di tutela alla base della normativa: ciò che viene contestato, con grande continuità territoriale, è l’entità del limite, considerata lontana dalle esigenze concrete degli utenti e inefficace rispetto agli obiettivi di prevenzione.
Il quadro complessivo mostra quindi una sostanziale convergenza: il limite dei 100 euro è percepito come inadatto, troppo restrittivo, perché può penalizzare il circuito legale e fare spazio a canali non regolamentati. Una soglia “più equilibrata”, come ripetuto da numerosi esercenti, viene indicata come unica soluzione per conciliare sicurezza e funzionalità. In questo senso, molti sottolineano che una revisione della norma, calibrata sulle reali abitudini dei clienti e sulla loro capacità economica, sarebbe non solo opportuna, ma necessaria per mantenere il servizio PVR all’interno del perimetro regolamentato e realmente efficace nella sua funzione. lb/AGIMEG










