La sostenibilità nel settore del gioco non può essere un contenitore generico né un esercizio di forma. È un percorso fatto di responsabilità concreta, radicamento nei territori e consapevolezza del ruolo che le aziende ricoprono nella società. È la visione espressa da Imma Romano, Direttore Relazioni Istituzionali di Codere Italia, intervenuta al panel dedicato alla sostenibilità durante il SiGMA Central Europe.
Imma Romano ha esordito prendendo posizione sul linguaggio: “Non amo la parola sostenibilità perché ormai è diventato un contenitore dove ci finisce qualunque cosa”. Per Codere, ha spiegato, la bussola è sempre stata un’altra: “Il ragionamento che sta dietro quello che negli anni abbiamo fatto è una responsabilità strategica”.
“Abbiamo agito sui territori per costruire fiducia. Non è un comunicato stampa”
Romano ha ricordato che molte iniziative sociali del gruppo – spesso avviate prima che il tema diventasse centrale nel dibattito regolamentare – rispondevano a un principio chiaro: “Abbiamo voluto cominciare ad agire sui territori, verso i clienti e verso i dipendenti, per costruire un discorso di fiducia”. Ed è proprio sulla concretezza che si gioca la credibilità del settore: “La sostenibilità non può essere un comunicato stampa o un bilancio di rendicontazione. Dev’essere qualcosa di tailor made, fatta per l’azienda che scegli di essere e per ciò che vuoi diventare
Progetti di lungo periodo: “Funzionano perché restano nel tempo”
Alcune iniziative Codere durano da oltre un decennio: “Ci sono progetti che vanno avanti da più di dieci anni perché funzionano: l’impegno contro la violenza sulle donne, il tavolo della legalità che ha quasi 15 anni e continua a vivere di vita propria”.
Ma il contesto sociale non è ancora favorevole: “Non siamo riusciti a sdoganare questo settore come un settore normale. Continuiamo a vivere con uno stigma che ci portiamo dietro”.
“Serve un ecosistema virtuoso: responsabilità, business e fiducia”
Guardando al futuro, Romano ha indicato un obiettivo chiaro: “Il mio sogno è un ecosistema virtuoso dove ognuno fa la sua parte senza ‘io sono più bravo’ o ‘più bello’. Tutte le multinazionali devono conciliare business, responsabilità e fiducia del cliente e degli stakeholder”.
Informazione e formazione: “Sono la chiave del cambiamento culturale”
Imma Romano ha individuato due leve decisive per colmare il divario tra percezione esterna e realtà del settore: “Informazione e formazione devono diventare parte integrante del quotidiano delle aziende, dei processi, delle attività”.
“Il cliente non è un ologramma. È libero di scegliere, noi non siamo operatori sanitari”
E sulla libertà individuale del giocatore, “a volte parliamo del cliente come se fosse un ologramma incapace di intendere e di volere. Ognuno deve essere libero di scegliere come spendere i propri soldi, senza rovinarsi”, ha dichiarato.
Fondamentale però che chi opera nelle sale sappia riconoscere e comunicare i limiti: “Le persone che circondano il cliente devono essere in grado di rendere chiaro il confine tra gioco sano e gioco che non lo è più”. “Noi siamo operatori del gioco, non siamo operatori sanitari né psicologi. Non possiamo farci attribuire funzioni che non sono le nostre”. sb/AGIMEG









