Un settore che genera occupazione, garantisce legalità sul territorio e rappresenta una barriera concreta contro l’espansione dell’illegale. È la cornice dentro cui Geronimo Cardia, presidente di Acadi, ha impostato il suo intervento al panel dedicato alle politiche sul gioco in Italia durante il SiGMA Central Europe, rilanciando la necessità di superare approcci ideologici e misure inefficaci come distanziometri e limitazioni orarie.
Cardia ha introdotto il confronto evidenziando il ruolo centrale del gestore, parte integrante della rete generalista e figura capace – grazie alla formazione e al supporto tecnologico – di individuare comportamenti problematici o patologici. “Con la formazione e con l’aiuto della tecnologia, che rileva puntualmente eventuali condotte a rischio, possiamo davvero contribuire alla soluzione del problema” ha affermato.
Il dibattito si è poi aperto all’analisi politica del tema, con un intervento ampio e diretto dell’ex deputato Andrea Ruggeri, chiamato da Cardia a commentare il modo in cui la politica affronta oggi il comparto del gioco. Ruggeri non ha usato giri di parole: “L’approccio della politica è ipocrita e timoroso. Rischia di far scomparire un comparto economico che produce posti di lavoro reali e offre prospettive alle persone che operano nel gioco legale”. Il riferimento è alle misure restrittive adottate negli anni da molte amministrazioni locali, spesso senza valutazioni basate su dati scientifici.
Secondo Ruggeri, a guidare certe scelte è un moralismo superficiale: “Nel dibattito politico c’è un’equivalenza assurda tra un giocatore e un ludopatico. È come dire che chi beve un bicchiere di vino è un alcolizzato. È una sproporzione ridicola”. Il tema della libertà individuale è stato centrale: “I miei soldi sono frutto del mio lavoro, e il mio lavoro è già molto tassato. Vorrei che mi fosse lasciata la libertà di decidere cosa farci, naturalmente con la raccomandazione di non fare sciocchezze, perché siamo cittadini liberi, non sudditi da educare”.
Ruggeri ha invitato a seguire l’approccio scientifico illustrato nel panel, citando i dati portati dagli esperti: “La politica dovrebbe guardare alla dimensione industriale del comparto, ai dati reali, e riconoscere che gli operatori del gioco fisico legale sono la prima frontiera contro l’illegalità. Invece di essere trattati come biscazzieri, gli operatori dovrebbero sentirsi dire ‘grazie’, perché impediscono che l’illegale trionfi, con tutte le conseguenze pericolose in termini di ordine pubblico”.
Al centro del panel anche una riflessione sulle misure adottate negli anni – dal distanziometro alle fasce orarie – definite “archeologiche” dagli esperti: strumenti che, secondo i dati ricordati dai relatori, non hanno ridotto la domanda di gioco, che anzi è aumentata proprio nel periodo in cui sono state introdotte restrizioni.
Alla domanda su come la politica possa uscire dall’impasse, Ruggeri ha risposto con pragmatismo: “Non è difficile. Basta il coraggio di dire ai cittadini: abbiamo fatto un esperimento, non ha funzionato, cambiamo metodo. Servono tecnologia, approccio scientifico e rispetto per un settore legale che tutela la salute delle pochissime persone che abusano del gioco”.
E ha concluso: “La politica deve smettere di giocare a fare il genitore severo. Se riconosce libertà – entro regole chiare – otterrà tutela della salute pubblica, crescita economica e contrasto all’illegalità. Le soluzioni sono già sul tavolo: serve solo il coraggio di usarle”. sm/AGIMEG










