Cassazione, confermata condanna per esercizio abusivo di raccolta scommesse: “Attività senza licenza, niente discriminazione o sanatoria”

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione per una donna di 56 anni, titolare di un centro scommesse collegato a un operatore con sede a Malta, per esercizio abusivo di raccolta scommesse senza la licenza prevista dall’articolo 88 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza.

La donna gestiva un centro trasmissione dati per conto del bookmaker maltese, privo di concessione AAMS. La difesa aveva sostenuto che l’operatore fosse stato discriminato nei bandi italiani, in violazione del diritto europeo, e che la successiva regolarizzazione fiscale prevista dalla legge di stabilità 2015 avesse valore sanante.

La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il reato si configura in ogni caso di attività svolta senza concessione e licenza, e che spetta alla difesa dimostrare eventuali discriminazioni, non all’accusa. I giudici hanno inoltre precisato che la regolarizzazione fiscale non esclude la responsabilità penale. sm/AGIMEG