Il TAR della Puglia (Sezione di Lecce) ha condannato il Comune e la Questura di Taranto al pagamento di 35.000 euro per il ritardo nell’apertura di un centro scommesse, dovuto ad un’errata misurazione.
La vicenda ha avuto impulso perché la titolare di un centro scommesse di Taranto, già autorizzata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, aveva visto respinta dalla Questura la richiesta di licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. per la raccolta di scommesse e videolottery (VLT). Il diniego si fondava sulla presunta vicinanza di 229 metri a una Sala del Regno dei Testimoni di Geova, distanza inferiore ai 250 metri previsti dalla legge regionale.
Durante il processo è emerso che la Polizia Municipale di Taranto aveva effettuato misurazioni errate del percorso pedonale più breve, considerando attraversamenti privi di strisce pedonali. Sulla base di questi dati, la Questura aveva negato la licenza.
Il TAR, già in sede cautelare, aveva riconosciuto la fondatezza delle censure e sospeso i provvedimenti. A novembre 2024, a seguito dell’ordinanza, la Questura aveva rilasciato l’autorizzazione, consentendo l’avvio dell’attività solo a dicembre 2024.
La titolare ha chiesto il risarcimento di 49.320 euro per otto mesi di canoni di locazione pagati a vuoto (aprile-novembre 2024) e i mancati incassi per sette mesi di inattività. Il TAR ha parzialmente accolto la richiesta, riconoscendo un danno complessivo di 35.320 euro, divisi in 7.320 euro per canoni non utilizzati e 28.000 euro per mancati guadagni, stimati equitativamente.
Comune e Questura sono stati condannati in solido al pagamento, oltre alla rivalutazione monetaria, agli interessi legali e alle spese di lite. È stata invece dichiarata improcedibile la parte principale del ricorso per cessazione della materia del contendere, essendo stata la licenza rilasciata in corso di causa. sm/AGIMEG









