Eventi, Viterbo ospita la seconda tappa del progetto itinerante “Innamórati di Te” di Codere Italia

Il progetto itinerante “Innamòrati di Te” di Codere Italia arriva a Viterbo presso la Gaming Hall Garbini.  La seconda tappa dell’evento che vede protagoniste le donne e le loro storie, vuole essere un momento di riflessione e condivisione su temi quali lo stalking, il femminicidio e la violenza fisica o psicologica. Grazie al contributo di avvocati, medici, rappresentanti di forze dell’ordine e associazioni, il dibattito vuole dare nuovi spunti di riflessione e approfondire possibili misure preventive. I dati dell’ultima rilevazione Istat, “Violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”, commissionata dal Dipartimento delle Pari Opportunità e pubblicata a giugno 2015, sono allarmanti: una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. I dati ufficiali troppo spesso però non rispecchiano la situazione reale. “I numeri a disposizione sul sito InQuantoDonna.it ci dicono che Viterbo è una delle città con il minor numero di femminicidi in Italia – dichiara Emanuela Valente, Fondatrice dell’Osservatorio In Quanto Donna – con quattro casi riconosciuti negli ultimi cinque anni. Si potrebbe pensare a una città tranquilla per le donne. Ma il numero delle denunce non è indice univoco di maggiore o minore violenza, ma solo di una maggiore o minore consapevolezza e forse anche del funzionamento di un sistema. Una donna che non denuncia è abituata a subire, lo considera quasi normale, appartiene a una cultura per cui l’apparenza, la reputazione da mantenere, sono più importanti che l’amore per sé ”. Lo stalking in Italia è un reato ma è solo con la Legge n. 119/2013, di conversione del Decreto Legge n. 93/2013, che sono state introdotte una serie di novità. “Per cercare di tutelare le donne possibili vittime di violenza – sottolinea Elisa Fornaro, Avvocato dell’Associazione Donne per la Sicurezza – tra le novità c’è quella che riguarda la relazione affettiva come nuovo parametro in base a cui trarre aggravanti”. I dati confermano che in oltre il 62% dei casi sono proprio i partner, gli ex mariti, i parenti e gli amici di famiglia i diretti responsabili delle violenze.  “Lo stalker – continua la Fornaro – di solito attua le sue minacce o molestie attraverso comunicazioni persecutorie come telefonate, sms, oppure attraverso pedinamenti e appostamenti sotto casa. Sulla base di questi comportamenti, si possono identificare delle tipologie di stalker: il risentito, che vuole vendicarsi, il bisognoso d’affetto, che cerca attenzioni, il corteggiatore incompetente, il respinto e il predatore, che cerca un rapporto sessuale”. Un aspetto delicato, spesso poco conosciuto, è quello che riguarda la “collusione di coppia”, che permette alle donne di subire violenza senza denunciare. “Il filo rosso che collega fenomeni apparentemente diversi come lo stalking, il bullismo o il mobbing – evidenzia Marisa Nicolini, Psicologa e Psicoterapeuta del Tribunale di Viterbo – è il bisogno di controllo e potere da esercitare su chi si sceglie come vittima, la donna il più delle volte, ma anche bambini, anziani, disabili. Nella quasi totalità dei casi di violenza, la vittima si percepisce in una condizione di inferiorità, ha una scarsa fiducia in se stessa e tende a sentirsi inadeguata, a volte addirittura colpevole della violenza subita. E’ per tale ragione che le donne ancora non denunciano le violenze fisiche, sessuali, psicologiche o economiche. Non amandosi abbastanza, non essendo innamorate di sé stesse, non sanno farsi rispettare fino in fondo”. Il progetto “Innamòrati di Te” vuole ribadire la necessita di realizzare una forte autostima nella donna, come prevenzione primaria in tema di violenza di genere. I numeri con cui le statistiche descrivono tale situazione, ci dicono che purtroppo nella piccola realtà provinciale si tende a nascondere l’entità del fenomeno. “L’accesso al Pronto Soccorso rappresenta spesso il primo punto d’incontro tra la vittima e le istituzioni – spiega Stefano Innocenzi del Pronto Soccorso-Ospedale Belcolle di Viterbo. E’ qui che la vittima di violenza inizia il suo iter diagnostico-terapeutico e i primi accertamenti medico-legali. Da anni ormai è attivo un protocollo che prevede un approccio multidisciplinare medico-psicologico-legale di assistenza alla vittima di violenza. Il medico, qualora accerti o presuma che la paziente sia stata vittima di violenza, è tenuto oltre alla naturale assistenza clinica a rilasciare referto all’Autorità Giudiziaria. I medici del pronto soccorso – conclude Innocenzi – sono sempre pronti e preparati a prestare assistenza medica e psicologica alla vittima, ma sicuramente necessitano in primis dell’aiuto della vittima stessa”. Il fenomeno della violenza sulle donne in Italia è ancora visto come un problema di ordine pubblico, piuttosto che culturale. “Nella società si riconoscono due paradossi – fa notare l’educatrice Valentina Sega – il primo è l’equità: la vittima può essere plurilaureata o disoccupata, manager o casalinga. Il secondo è che l’oggetto del problema, la donna che subisce, diviene soggetto e il soggetto, l’uomo che usa violenza, scompare. Cosa succederebbe se gli uomini che violentano e ammazzano raccontassero perché lo fanno o che tipo di educazione hanno ricevuto? Il problema è capire perché alcuni uomini sono così violenti. Informare ed educare al rispetto della donna deve essere infatti un dovere civile”. La prima forma di educazione arriva dai genitori: “Alle mamme è affidato il compito di insegnare ai figli maschi il rispetto per le donne – dichiara Barbara Cerusico, Presidente dell’Associazione Donne per la Sicurezza. Coccoliamoli, amiamoli, educhiamoli ai “no”, ad accettare e rispettare i sì e i no che una donna ha il diritto di dire e vedere rispettati. Insegniamo e pretendiamo dai nostri figli il rispetto delle regole, senza le quali c’è solo violenza e sopraffazione. Non diamo oggi alibi ai figli maschi se vogliamo farne domani degli uomini capaci di amare e rispettare il prossimo”. Le donne, quando decidono in qualche modo di reagire, si rivolgono ad associazioni locali e centri antiviolenza. “La parola accoglienza indica l’attività di ascolto e protezione offerta alle donne che entrano in contatto con il Centro Anti Violenza di Viterbo – afferma Giovanna Dominioni della Polizia locale, responsabile per Viterbo e Provincia dell’Associazione Donne per la Sicurezza e istrutture di Krav Maga. Alle donne non vengono offerte soluzione precostituite, ma un sostegno specifico e informazioni affinché possano trovare la soluzione più adatta a loro e alla propria situazione. L’obiettivo del Centro è fornire alla donna un supporto costante e competente, per incrementare la propria sicurezza e quella di eventuali figli”. Le evoluzioni e contaminazioni della società moderna, hanno portato alla ribalta anche nuove forme di difesa. Discipline di autodifesa come il Krav Maga e il Kapap stanno diventando molto popolari nelle palestre, e molte donne si iscrivono a questi corsi per sentirsi più sicure e protette in caso di tentativi di aggressione. Dopo la città di Viterbo, e quella di Salerno che è stata protagonista a giugno della prima tappa, il progetto itinerante “Innamórati di Te” arriverà anche a Bologna e Torino e nelle altre città dove Codere opera. Tutti gli incontri sono aperti al pubblico. “Siamo da sempre attenti ai temi del Sociale – dichiara Imma Romano, Responsabile Relazioni Istituzionali di Codere Italia – e vicini ai diversi territori e realtà in cui operiamo, con attività che hanno lo scopo di informare e far riflettere. Occupandoci di gioco legale, grazie ad una concessione statale, ci sentiamo particolarmente in dovere di sensibilizzare l’opinione pubblica non solo sul Gioco Responsabile, ma anche su tematiche di stretta attualità. Per questo motivo abbiamo ideato ‘Innamòrati di Te’ un progetto itinerante che vuole coinvolgere le donne ma soprattutto gli uomini”. lp/AGIMEG