Scommesse, conclusa l’udienza in Corte Costituzionale sul distanziometro pugliese. Sentenza attesa tra due settimane

“La legge pugliese si traduce in un mero divieto del gioco lecito” ha detto l’avv. Marini nel corso dell’udienza di fronte alla Corte Costituzionale in cui, partendo dal regolamento antigioco adottato dal Comune di Melendugno, si è discusso del distanziometro pugliese.  A sollevare la questione di legittimità costituzionale è stato nel 2015 il Tar Puglia, affrontando il caso di un’agenzia di scommesse – collegata alla GiLuPi. L’agenzia aveva dovuto  trasferirsi in altri locali, e a quel punto era incorsa nel veto del comune di Melendugno, visto che la nuova sede non rispettava la distanza di 500 metri dai luoghi sensibili. “La legge pugliese è distorsiva” – ha proseguito Marini, – “con il pretesto di tutelare la salute, finisce con l’epellere il gioco dalle città, e in questo modo favorisce il gioco illegale. Di conseguenza ha riflessi sull’ordine pubblico, la cui tutela spetta all’esclusiva competenza del Legislatore nazionale”.‎ ‎L’avvocato Cardia ha invece esibito una ricerca per dimostrare come la legge pugliese estrometta il gioco da tutto il territorio regionale. “Questo succede non solo in un comune di dimensioni ridotte come Melendugno, in cui il gioco è vietato in quasi il 99 per cento del territorio, ma anche nel capoluogo. A Bari quasi il 97 per cento del territorio è interdetto al gioco”, ha concluso. Si attende adesso la sentenza della Corte Costituzionale che potrebbe arrivare nell’arco di due settimane. gr/AGIMEG

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