Due anni di Decreto Dignità: con il divieto di pubblicità da aziende di gioco, la Serie A nell’ultimo biennio ha perso 250 milioni di euro

Circa 250 milioni di euro di mancati introiti derivanti dalle sponsorizzazioni delle aziende di gioco pubblico. E’ quanto ha perso la Serie A nell’ultimo biennio, secondo un’elaborazione Agimeg su fonti istituzionali, per effetto del Decreto Dignità approvato sotto il primo Governo Conte con l’intento di contrastare il gioco patologico, ma rivelatosi un pericoloso boomerang, in quanto ha privato le società sportive, spesso di categorie minori, di risorse economiche fondamentali. Allo stesso tempo, vietando agli operatori legali di promuovere il proprio prodotto, si è creata confusione nei consumatori, non più in grado di distinguere tra gioco legale e gioco illegale.
Il Decreto Dignità, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel luglio di tre anni fa, dava un anno di tempo per i contratti di pubblicità di giochi e scommesse in corso alla data 14 luglio 2018 (in cui il decreto legge è entrato in vigore), ma con una data limite, quella del 14 luglio 2019, oltre la quale i contratti pubblicitari in vigore prima della pubblicazione del Decreto non avrebbero potuto più essere operativi. Dal 1° gennaio 2019, il divieto di pubblicità si è esteso anche alle sponsorizzazioni.
Nel primo anno di divieto, la sola Serie A ha perso sponsorizzazioni dirette per circa 30-40 milioni di euro, cifra che tocca i 200 milioni di euro se si considerano anche le campagne pubblicitarie sui mezzi tradizionali (tv, carta stampata e radio). Nel secondo anno, invece, le aziende hanno sì continuato ad investire, ma a causa della pandemia e del divieto di sponsorizzazione, pur trovando altre forme di messaggi pubblicitari, hanno ridotto i propri investimenti in modo notevole, che oggi si attestano a circa il 30% rispetto al passato. Lo stop alla pubblicità ed alle sponsorizzazioni ha dunque rappresentato un vero e proprio autogol, che non ha prodotto gli effetti sperati, anzi: come emerso durante i lunghi mesi di pandemia, si è registrata un’esplosione di attività e siti illegali o irregolari, spesso gestite dalla criminalità organizzata. cr/AGIMEG

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