Slot, Cassazione: “Gestore tenuto a corrispondere Preu, condotta appropriativa ha rilevanza penale”

La Corte di Cassazione ha dichiarato ‘inammissibile’ il ricorso di un gestore di una sala slot contro il provvedimento del Tribunale del riesame di Pescara che ha confermato il decreto con il quale il G.i.p., ritenendo sussistente il fumus commissi delicti del reato di peculato del titolare, aveva disposto il sequestro preventivo della somma di euro 17.180,68, ovvero delle somme di denaro nella disponibilità dell’indagato e, in mancanza, dei beni nella titolarità dello stesso. Il G.i.p., alla luce della documentazione acquisita ha ritenuto che “abbia omesso di versare al concessionario quanto dovuto all’Erario pari alla differenza tra il riscosso e quanto di propria spettanza”.
I supremi giudici ricordano come “risulta dalla documentazione in atti che la HBG Connex s.p.a., nella sua qualità di concessionario, non poteva essere chiamata a rispondere di eventuali malfunzionamenti e disfunzioni tecniche degli apparati di gioco, essendo il gestore, comunque, tenuto al versamento delle somme a titolo di PREU e di canone per ciascun apparecchio in suo possesso per il quale il concessionario ha ottenuto il cosiddetto nulla osta per la messa in esercizio. Il Tribunale del riesame ha correttamente evidenziato che gli apparecchi da gioco non funzionanti e nella disponibilità della società dell’indagato erano dotati di regolare nulla osta venuto meno poi a causa proprio del mancato collegamento per un determinato lasso di tempo a una rete telematica, mancato collegamento del quale però non risponde il concessionario. D’altra parte, il mancato versamento del dovuto è riconosciuto dallo stesso ricorrente che, difatti, accampa pretese riconvenzionali nei confronti del concessionario. Trattandosi di somme dovute all’Erario, non può in alcun modo valorizzarsi la pretesa domanda riconvenzionale del ricorrente, né, parimenti, l’avvenuto adempimento dell’obbligo fiscale da parte del concessionario esclude la rilevanza penale della condotta appropriativa, non potendosi giovare il ricorrente dell’adempimento spontaneo di altro obbligato per andare esente dalla responsabilità penale per avere trattenuto imposte di cui aveva il possesso a causa dello svolgimento di una pubblica funzione”. Per questi motivi la Cassazione “dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali”. lp/AGIMEG