Prof. Ranieri Razzante (Pres. AIRA) ad Agimeg: “Protocollo ADM-GDF ottimo punto di partenza, ora servono provvedimenti legislativi mirati e un Testo unico sui giochi. La libertà di ogni regione di poter legiferare sul gioco è una stortura”

“Il protocollo di intesa siglato tra ADM e Guardia di Finanza è un ottimo inizio per questo 2020. Il settore dei giochi in Italia è più che controllato, il protocollo di scambio informazioni sul gioco legale ribadisce implicitamente che esiste un gioco legale e uno illegale”. E’ quanto ha dichiarato ad Agimeg il Professor Ranieri Razzante, presidente di Aira (Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio), Docente di Legislazione Antiriciclaggio nell’Università di Bologna e Vice Presidente dell’Organismo di Vigilanza SKS365. “Le autorità di vigilanza sui giochi hanno così incrementato la collaborazione per stanare chi non rispetta le regole. Come consulente dico che non si poteva iniziare meglio il nuovo anno, i concessionari seri vogliono i controlli. Il protocollo è un ottimo punto di partenza, ma allo stesso tempo auspico che il 2020 sia l’anno in cui possa vedere la luce il tanto atteso Testo unico sui giochi. Il settore è regolamentato (come quello bancario) e non è più solamente terra di conquista della criminalità organizzata come accadeva in passato, ma finalmente attraverso questo protocollo trova la spinta e l’incentivo per promuovere una cultura del controllo e del gioco legale. Ciò significa che i giocatori saranno ancor più in un ambiente protetto. Le regole antiriciclaggio già ci sono, abbiamo le più severe al mondo in tema di gioco, ora manca la razionalizzazione delle norme del settore, compito che spetta al Governo e al legislatore. Il paradosso infatti è questo: abbiamo autorità di vigilanza più che attrezzate e capaci di fornire strumenti di prevenzione, ma in un quadro legislativo frammentario, con un governo che si ricorda del settore dei giochi solamente per fare cassa. L’auspicio è che da questo protocollo si prendano le mosse per provvedimenti legislativi mirati, con la creazione di un tavolo tra Governo e parti sociali, non dimenticando che il settore garantisce 10 miliardi di euro l’anno di entrate erariali. In quanto regolamentato fiscalmente, lo Stato riconosce il gioco, che quindi deve trovare una sua ragione d’essere che non presuma l’illegalità. Le infiltrazioni mafiose possono esservi in tutti i campi, ma non per questo possiamo chiudere tutte le imprese. Serve cambiare l’approccio culturale – ha proseguito Razzante – soprattutto ora che il contrasto al gioco illegale si arricchisce di un nuovo strumento, una banca dati contro l’illegalità. E’ questa la vera grande notizia dell’anno per il settore dei giochi. Ora serve quella cornice legislativa che gli operatori chiedono da tempo”. La disamina del Professor Razzante ha toccato anche le diverse leggi regionali sul gioco: “ La libertà di ogni regione di poter legiferare sul gioco è una stortura. Un punto gioco si chiude se ci sono illegalità, la legge dello Stato deve imporre requisiti, ma non credo all’efficacia dei distanziometri, lo dimostra la realtà. Il proibizionismo non serve, si apre solamente il campo alla criminalità organizzata. Tra l’altro ricordiamo che il gioco d’azzardo è riserva statale in virtù del d.lgs. del 14 aprile 1948 n. 496 e che la libertà di impresa è tutelata dalla Costituzione”. L’auspicio per il Presidente AIRA è che “il settore del gioco trovi una maggiore unità di intenti tra i concessionari, in quanto è ancora troppo frammentato, senza una reale rappresentanza unitaria a causa di un inspiegabile disaccordo, quando servirebbe invece unitarietà di forte rappresentanza a livello di interessi legittimi”. cr/AGIMEG

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