Disapplicato il decreto AAMS del 2005 sulle regole tecniche Comma 7. È illegittimo

In contestazione era la questione relativa alle targhette sui “comma 7″ e ad avviso della difesa la contestazione stessa sarebbe stata infondata poichè il decreto, avendo la natura di regolamento amministrativo, avendo integrato la norma di cui all’art.110, comma 7 tulps con specificazioni tecniche aventi il carattere dell’astrattezza, della generalità e dell’innovatività, si sarebbe dovuto previamente sottoporre alla procedura di cui all’art.17 comma 4 legge 400/1988, che prevede il Parere obbligatorio del Consiglio di Stato e il Visto di Registrazione della Corte dei Conti.Clamorosa sentenza resa dal Tribunale di Torre Annunziata in data 22 gennaio 2014. Il Tribunale, in parziale accoglimento di ricorso presentato in materia di apparecchi “comma 7″ da gestore, ha disapplicato il decreto AAMS 8.11.2005 sulle regole tecniche affermandone la illegittimità.
Adempimenti, però, inesistenti. AAMS si è costituita in giudizio contestando tale argomento affermando come il decreto in questione abbia, invece, la natura di atto amministrativo, svincolato dalla detta procedura.

Il Tribunale ha preferito le tesi della Difesa così motivando: “Il regolamento amministrativo è un atto formalmente e soggettivamente amministrativo con portata sostanzialmente normativa e, cioè, con attitudine all’innovazione dell’ordinamento giuridico mediante disposizioni generali ed astratte. Gli atti amministrativi generali sono atti formalmente e sostanzialmente amministrativi, volti alla regolamentazione generale di un determinato evento giuridico (ne sono esempi i bandi di concorso o i bandi di gara) e sono rivolti a soggetti determinabili solo ex post. Si ritiene che il concorso dei caratteri dell’astrattezza della generalità e dell’innovatività dell’ordinamento giuridico costituiscano il tratto distintivo dei regolamenti amministrativi rispetto agli atti amministrativi generali. Questi ultimi, pur essendo lex specialis con riferimento ad un determinato evento giuridico, non hanno capacità innovativa dell’ordinamento giuridico in quanto sono destinati a produrre il loro effetto solo con riferimento a tale evento e per il periodo della sua durata. Sulla scorta di questi principi, deve escludersi che il decreto 8.11.2005 in esame abbia la natura di atto amministrativo generale, come sostenuto dalla PA resistente, essendo evidente che questo regolamenta la materia con disposizioni generali ed astratte e innovative dell’ordinamento. L’art.22 della legge 289/2002, al primo comma, prevede che la produzione, l’importazione e la gestione degli apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento, come tali idonei per il gioco lecito, sono soggette a regime di autorizzazione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze – AAMS, sulla base delle regole tecniche definite d’intesa con il Ministero dell’Interno – Dipartimento di pubblica sicurezza. Il decreto in esame, in attuazione di tale disposizione, ha tra l’altro integrato e specificato nel dettaglio le finalità e definizioni della norma di cui all’art.110 comma 7 tulps (art.1), stabilito i requisiti obbligatori degli apparecchi di divertimento e intrattenimento di cui all’art.110, comma 7 lett.a e c Tulps (artt.2 e 3) e dettato ulteriori prescrisioni per i produttori e gli importatori ….. Pertanto, risultando la norma di natura regolamentare, e non essendo questo stato preceduto dal parere e dal visto stabilito dalla legge (art.17 comma 4 legge 400/1988), lo stesso deve ritenersi illegittimo per cui, ai sensi dell’art.5 della legge n.2248/1865 all.E deve essere disapplicato”. lp/AGIMEG