Baldazzi (Eurispes) ad Agimeg: “Il distanziometro non è uno strumento che previene il gioco patologico, nè tanto meno lo cura”

“Antonio De Donno, Procuratore della Repubblica di Brindisi e Presidente dell’”Osservatorio Eurispes Gioco”, Legalità e Patologie, ha parlato dei riscontri dell’indagine resa pubblica ieri dalla Direzione Nazionale Antimafia e dell’attività svolta dalla Procura di Bari. Segnalando che più si comprime il gioco legale più aumenta lo spazio del gioco illegale”. E’ quanto ha detto ad Agimeg Alberto Baldazzi, coordinatore della ricerca dal titolo “Gioco legale e dipendenza in Puglia” presentata recentemente a Bari, che insieme ad Antonio De Donno e Chiara Sambaldi, direttore dell’Osservatorio, è stato audito dalla III Commissione consiliare della Regione Puglia per fornire un contributo riguardo alla modifica della legge regionale sul gioco. “Io ho affrontato la tematica del distanziometro – ha detto -. Sulla base di un recente focus realizzato da Eurispes in Puglia, presentato il 27 ottobre, abbiamo espunto la parte che riguarda l’analisi tecnica del distanziometro come strumento utile o meno nella prevenzione e nella cura del gioco patologico. E’ emerso il nostro giudizio negativo. Anche incrociando una nostra elaborazione con i dati recenti dell’ISS emerge si evidenzia che il 10% dei giocatori problematici predilige giocare in luoghi lontani da casa e in una certa misura lontani dal luogo di lavoro. A differenza dei giocatori sociali per i quali la cosa risulta assolutamente indifferente. Quindi, il giocatore patologico probabilmente già oggi sceglie di giocare lontano dai luoghi in cui è conosciuto. Il distanziometro più essere uno strumento di prevenzione del gioco patologico? Eurispes risponde assolutamente no”, ha detto. “Il distanziometro può essere uno strumento per limitare la diffusione del gioco, ma è come pescare con una rete per le acciughe le balene. Il distanziometro realizza una sostanziale espulsione del gioco legale da buona parte dei territori, ma questo non significa che in quei posti residui lontani dai centri storici dove si può giocare non si verifichi la corsa di quei giocatori patologici che già oggi vanno a giocare lontano da casa. Per quanto concerne la Puglia e la distanza dei 500 metri, abbiamo fatto un focus su Lecce e vi era posto solo per 3 installazioni attuando la legge regionale. Il distanziometro non è uno strumento che previene il gioco patologico, nè tanto meno lo cura”, ha aggiunto. “Abbiamo segnalato la difficoltà, da parte di tutti i Comuni di determinare la mappatura dei luoghi sensibili, poichè in nessuna parte d’Italia rimane la reale possibilità di offrire il gioco pubblico e legale. Ci siamo posti il problema storico e filologico di cosa sono questi luoghi sensibili – ha continuato Baldazzi -. Abbiamo ricordato ai consiglieri della III Commissione Sanità che i luoghi sensibili sono stati ideati nel 2010 per la Legge della Provincia Autonoma di Bolzano e da allora sono transitati in tutte le Regioni italiane senza chiedersi se fossero validi o se fossero efficaci. Secondo noi, anche una parte dei luoghi sensibili presenti nell’attuale regolamento della legge 2013 della Puglia non hanno trovato senso, come oratori o chiese che dovrebbero essere un ricettacolo o un ‘rifugium peccatorum’ e non un luogo che invita al gioco e all’azzardopatia”. E sulla legge regionale della Puglia, Baldazzi ha aggiunto che: “il livello del dibattito in Consiglio Regionale è più che accettabile. Molti consiglieri hanno manifestato una forte consapevolezza critica nei confronti della problematica del gioco e dell’attuale testo del dicembre 2013. Si è scoperto che la Legge Regionale non ha lavorato nei territori, nessuno degli elementi di prevenzione e di informazione è stato sviluppato. Sono stati sviluppati i dipartimenti delle dipendenze patologiche che tuttavia annaspano perchè vincolati a scelte e blocchi burocratici sulle assunzioni. L’unica cosa che avrebbe un’impatto è il distanziometro, su cui c’è una coscienza diffusa della sua inutilità coniugata alla riapertura al gioco illegale. Crediamo sia stato giusto prendere tempo e richiamare un’intervento organico del Governo. Solo in un rapporto coeso tra centro e periferie si può affrontare tutto ciò che riguarda il settore del gioco”, ha concluso. cdn/AGIMEG