Farrugia (ceo MGA) ad Agimeg: “Pronti a firmare un protocollo con le autorità italiane per intensificare e semplificare lo scambio di informazioni”

dai nostri inviati a Londra – “Abbiamo sempre avuto dei buoni rapporti con il regolatore italiano, come con tutti gli altri, ma a breve dovremmo siglare un mou (memorandum of under standing, ndr) per intensificare e semplificare lo scambio di informazioni. Abbiamo incontrato più volte il regolatore italiano e sono stati sempre incontri molto cordiali e proficui ma adesso c’è la necessità di intensificare lo scambio di informazioni utilizzando un protocollo ben definito”.

Così Heathcliff Farrugia, ceo di Mga, l’authority maltese del gioco, intervistato da Agimeg durante ICE, la maggiore esposizione europea sul gaming, in corso a Londra.

“E’ ovvio che collaboriamo anche con le altre autorità italiane ma i canali più naturali sono quelli tra istituzioni omologhe. Quindi, la Polizia maltese collabora facilmente con la Polizia italiana. Noi, però, con la Polizia maltese stiamo per firmare un altro Mou per facilitare lo scambio informativo tra istituzioni diverse, anche se nello stesso Paese”.

Farrugia conferma che, comunque, la struttura guidata da lui è impegnata nella trasparenza e nella collaborazione internazionale contro le infiltrazioni malavitose nel mondo del gaming. E la legge di riforma, approvata lo scorso anno ed entrata in vigore da qualche mese, ha dato a Mga maggiori poteri per intervenire tempestivamente.

“Sì, grazie alla nuova normativa” conferma “possiamo emanare provvedimenti restrittivi, quindi anche bloccare l’attività di un operatore, basandoci sulle valutazioni che come regolatore possiamo fare in totale autonomia, mentre le autorità di polizia hanno bisogno di prove concrete per portare qualcuno in tribunale. Poi, i nostri provvedimenti possono essere impugnati davanti a un tribunale istituito da questa stessa legge, che ha dei tempi molto più rapidi della magistratura ordinaria. Quindi, se un’azienda ritiene i nostri provvedimenti immotivati, farà un ricorso che finirà davanti a un giudice in grado di valutare la fondatezza del nostro operato”.

Malta continua a essere scelta da un numero crescente di operatori di gioco, complice la Brexit, ma sempre meno italiani. Le aziende di proprietà italiana che hanno una licenza di Mga non arrivano a 10. Ma ci sono molte altre aziende che hanno la loro base operativa a Malta e operano sul mercato italiano.

“Lo scenario è cambiato” spiega Farrugia “perché quasi tutti i Paesi hanno ormai regolamentato il gioco. Quindi, chi viene a Malta lo fa per ragioni pratiche, per un contesto che le aiuta nel loro lavoro, e non per operare in maniera irregolare in qualche altra giurisdizione. Per esempio, abbiamo molte start up. Perché con una legislazione più chiara, anche aziende che operano in settori diversi stanno valutando le opportunità del gaming”.

Ma come viene vista da Malta la decisione italiana di vietare totalmente la pubblicità del gioco?

“Non possiamo esprimere un giudizio sulle norme che stanno introducendo in Italia: avranno fatto le loro valutazioni e non possiamo certo discuterle da fuori. Se parliamo della nostra posizione, noi pensiamo semplicemente che se un imprenditore svolge un’attività legale e regolamentata, come è da noi il gioco, dovrebbe poter promuovere il suo business. Naturalmente, bisogna mettere dei limiti, anche quantitativi. Io stesso, quando vedo la tv italiana, mi rendo conto che gli spot di gaming durante le partite sono troppi. Ma se si prendono decisioni drastiche, si rischia di ottenere un effetto opposto. Perché il prodotto di gioco legale può risultare meno attraente di quello di chi opera senza autorizzazione. C’è il rischio che si impedisca la promozione agli operatori che fanno tutto in regola, mentre chi opera fuori dalle regole continuerà a fare la sua pubblicità sul web, con le email , ecc”.

gpm/AGIMEG