Tabaccai, Risso (Pres. FIT): “Diamo allo Stato tutti i soldi pagati dai cittadini”

“Il tabaccaio, per poter riscuotere i tributi, dà all’ente competente una garanzia fideiussoria. Quindi lo Stato e il cittadino non ci rimettono nulla”. Giovanni Risso, presidente nazionale della Federazione italiana tabaccai, risponde così ai rilievi mossi dalla Corte dei conti del Lazio sul moltiplicarsi di contenziosi per omessi versamenti all’erario, che vedrebbero coinvolte delegazioni dell’Aci, ricevitorie del Lotto e tabaccherie. Per agevolare il pagamento delle imposte (come la tassa sui rifiuti, il bollo dell’auto, le infrazioni stradali), sempre più spesso vengono incaricati alla riscossione questi intermediari – si legge oggi in un’intervista rilasciato dal presidente della FIT Giovanni Risso a Il Tempo-Roma – che poi sono obbligati a restituire ciò che incassano per conto dello Stato, della Regione o del Comune, trattenendo per sé soltanto la commissione prevista per legge. Nell’attività di riscossione a cui sono delegate le tabaccherie, c’è un rischio di danno per le finanze pubbliche? “Le tabaccherie costituiscono la principale rete di acquisizione di gettito su base volontaria. Tutte le attività di riscossione, riconducibili a giochi e servizi, sono garantite da idonee garanzie a copertura dei riversamenti dovuti, che e azzerano il rischio dell’Ente creditore. Ogni tabaccaio ha una fideiussione garantita da un ente cooperativo di assistenza e previdenza della categoria, affiliato alla nostra associazione, che si chiama Ecomap e opera a partire dal 1963. Questa mutua ha fatto da garante, pagando tutto quello che eventualmente il tabaccaio non aveva versato. Se non diamo una fideiussione, nessuno ci fa lavorare. Il discorso vale tanto per le amministrazioni pubbliche, quanto per i privati. L’elenco include le compagnie di telefonia mobile, per conto delle quali vendiamo le schede telefoniche, o le Poste per la vendita dei francobolli. Sul fronte del gioco, poi, è la società concessionaria a rispondere allo Stato di eventuali ammanchi. Il tabaccaio, però, risponde al concessionario che, alla stregua dello Stato, vuole una fideiussione». Esiste un collegamento telematico tra le rivendite e l’ente pubblico? Casi in cui il tabaccaio trattiene per sé una percentuale più alta della commissione prevista? «Non si pub trattenere una percentuale più alta, perché il versamento o si fa o non si fa. Tutto ciò che incassiamo e tutto ciò che dobbiamo riversare è certificato al centesimo da Sogei o dal concessionario del gioco o servizio accreditato dallo Stato. Il terminale del tabaccaio è collegato con un istituto bancario: i soldi vanno direttamente in banca. Su ogni transazione, prendiamo un compenso di 1-2 euro. È tutto tracciato attraverso il sistema informatico. Non è che prendiamo i soldi che pagano i cittadini e li mettiamo in un cassetto. Tutto quello che facciamo è controllato dallo Stato». Come mai allora i giudici contabili hanno mosso nei confronti della vostra categoria (e non solo) questi rilievi? Soprattutto sul fronte di una corretta rendicontazione, a cui siete obbligati in quanto esattori «La rendicontazione viene fatto sulla base di quello che ci viene chiesto. Se ci sono altre incombenze, ci mettessero al corrente. Nessuno ci ha mai chiesto nulla finora. E poi spetta all’amministrazione competente vigilare sul corretto versamento dei tributi. I buchi, se ci sono, è perché non ci sono i controlli. La garanzia fideiussoria la diamo a fronte di uno scoperto di una settimana, quindici giorni, al massimo di un mese. Se l’ente creditore non controlla entro questo lasso di tempo, e il tabaccaio continua a non versare il dovuto, è chiaro che poi a rimetterci è l’erario. La fideiussione non può essere eterna. Se un tabaccaio fa un buco di un anno nella riscossione di multe e bollette, senza che lo Stato se ne accorga, non si può pretendere poi di riavere indietro quei soldi. Per quanto riguarda il fronte delle tasse a nostro carico, non potremmo evadere anche se volessimo: è tutto controllato dallo Stato. E lo conferma l’Agenzie delle entrate – si legge ancora – secondo cui i redditi dei tabaccai sono alla luce del sole e, come tali, sempre e comunque sottoposti a tassazione. Non a caso gli studi di settore ci collocano tra le categorie più ricche. Sebbene così non sia, tanto che oggi ci troviamo a fronteggiare l’impoverimento dei nostri associati. Abbiamo una vertenza con il governo per tutelare la nostra redditività e scongiurare la chiusura dei nostri esercizi”. rg/AGIMEG