DL Sostegni Bis, Confindustria Servizi HCFS: “Copertura di scarsa entità rispetto alle effettive necessità riscontrate dalle attività chiuse”

“La misura economica, prevista dall’articolo 1 (“Contributo a fondo perduto”) del provvedimento in oggetto, oltre ad introdurre degli elementi di novità, introduce per la prima volta una forma di contributo a fondo perduto basata sulle effettive perdite registrate dalle imprese, tenendo conto non solo del fatturato ma anche dei costi sostenuti dalle imprese. Sicuramente apprezziamo lo sforzo di intervenire su un aspetto così delicato come quello dei costi ma abbiamo timore che, essendo la norma soggetta ad ulteriori passaggi attuativi, si rischi di minare l’utilità di questo provvedimento. Infatti, l’attuazione della misura è demandata a successivi provvedimenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e, per lo più, la mancata indicazione della percentuale di perdite per accedere al contributo presuppone che questa verrà decisa in modo tale da non erogare contributi in misura superiore a 4 miliardi. Le altre due misure previste invece sono da subito operative e già definite. Al riguardo, segnaliamo che il meccanismo di erogazione innesta un sistema altamente discriminatorio tra le aziende industriali e quelle realtà produttive meno strutturate che hanno esternalizzato parte della loro produzione e che non hanno investito in manodopera e macchinari, quindi con costi molto bassi. Preso atto, tuttavia, che la scelta del Governo è stata quella di una impostazione diversa, le linee d’intervento sul provvedimento per cercare di ridurre il sistema discriminatorio venutosi a creare sono tre: 1) portare al 30% l’aliquota per quanto riguarda le aziende fino a 10 milioni di fatturato che sono di fatto quelle più strutturate; 2) alzare la soglia massima di sostegno da 150.000 euro almeno fino a 500.000 euro; 3) togliere il limite del fatturato di 10 milioni di euro non previsto dal Temporary Framework e infatti non utilizzato, ad esempio, né dalla Germania né dalla Francia perché altamente discriminatorio. Quello che chiediamo al fine di circoscrivere ancora di più la platea dei beneficiari è di prevedere un sostegno anche per le aziende con un fatturato compreso tra i 10 e i 50 milioni applicandogli eventualmente un’aliquota più alta di riduzione di fatturato in modo tale da andare a colpire solo quelle realtà che sono state “gravemente penalizzate dall’evento covid”. E’ quanto sottolineato in audizione sul Decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 recante misure urgenti per il sostegno alle imprese, al lavoro e alle professioni, per la liquidità, la salute e i servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19 Decreto c.d. Sostegni bis dal Presidente di Confindustria Servizi , Hygiene, Cleaning & Facility Services, Labour Safety Solutions Lorenzo Mattioli. “Per quanto riguarda il sostegno alle attività economiche chiuse mi preme solo sottolineare che se ci sono attività che sono state chiuse per decreto, ci sono altrettante aziende chiuse perché i loro clienti sono proprio quelle attività sul quale il decreto è intervenuto. Penso ad esempio alla ristorazione e alla sua relativa filiera, le aziende ad esempio di noleggio e sanificazione del tessile sono rimaste chiuse perché senza lavoro dal momento che il cliente non poteva esercitare la sua attività per decreto. Quindi il sistema dei servizi connessi al driver della ristorazione sono rimasti sempre aperti per decreto ma non hanno di fatto lavorato. Quello che chiediamo è di prevedere all’interno del fondo anche un intervento sulle filiere colpite. Filiere che possono essere riferite al sistema dei codici ateco del Dl Ristori bis che individuavano le attività colpite direttamente o indirettamente dalla pandemia, che offre già un elenco molto puntuale della attività racchiuse in filiera. La misura, tra le altre cose, vanta una copertura a nostro avviso di scarsa entità rispetto alle effettive necessità riscontrate dalle attività chiuse e dalle filiere”, ha aggiunto. cdn/AGIMEG

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