Chiusura sale giochi, sale scommesse e sale bingo: dalla Lombardia all’Umbria le visioni diverse dei tribunali

E’ giusto chiudere completamente le sale da gioco per arginare l’emergenza Covid “anche tenuto conto del prevalente interesse pubblico alla tutela della salute dei cittadini”. Assolutamente no: una chiusura totale “massimizza la restrizione”, e quindi i danni economici; si può invece rispettare la fascia oraria di apertura (dalle 8 alle 21) stabilita dal Governo con nei DPCM del 13 e del 18 ottobre. A distanza di poche ore l’uno dall’altro, due giudici amministrativi esprimono posizioni opposte sulle norme delle ordinanze – emesse una dalla Regione Lombardia il 17 ottobre, l’altra dalla Regione Umbria il 19 ottobre – che impongono la chiusura totale delle sale da gioco per fronteggiare la diffusione dei contagi da Covid-19. Per altre attività, sia Attilio Fontana sia Donatella Tesei, hanno previsto delle limitazioni meno stringenti, adottando ad esempio delle fasce oraria di apertura. Entrambe le ordinanze sono state impugnate di fronte ai Tar competenti, le sale hanno anche sollecitato una sospensiva d’urgenza, in modo da poter riprendere immediatamente le attività.
Il Presidente della Terza Sezione del Tar Lombardia, il giudice Ugo Di Benedetto, è stato il primo a pronunciarsi (il decreto è stato emesso martedì) e ha accolto le ragioni dell’Amministrazione. Ha spiegato infatti che “non sussistono i presupposti di estrema gravità ed urgenza, anche tenuto conto del prevalente interesse pubblico alla tutela della salute dei cittadini”. In sostanza la questione non è così urgente, anche in considerazione della “attuale situazione di emergenza sanitaria”, e si può attendere la camera di consiglio – quindi che si riunisca tutto il Collegio della Terza Sezione – per discutere nuovamente la richiesta di sospensiva. Il Presidente tuttavia ha anche accennato a delle eventuali “ulteriori determinazioni dell’Amministrazione a seguito del sopravvenuto D.P.C.M. del 18 ottobre 2020”. In altre parole, ha richiamato il DPCM con cui il Governo consente l’apertura delle sale da gioco dalle 8 alle 21, e ha lasciato alla Regione la scelta se adeguarsi alla previsione nazionale, o seguire il proprio indirizzo. Per tutta risposta, la Regione Lombardia ieri ha emesso una nuova ordinanza, confermando lo stop al gioco fino al 13 novembre; se le misure di contenimento avranno effetto, quindi, il blocco delle sale dovrebbe terminare qualche giorno prima dell’udienza.
I limiti fissati dal Governo sono invece sembrati sufficienti al giudice Raffaele Potenza, presidente della Prima Sezione del Tar Umbria che ha congelato lo stop alle sale da gioco. “Tale disposizione” si legge nel decreto, “massimizza la restrizione della predetta attività rispetto alle più limitate previsioni restrittive emergenti dal combinato degli artt. 1, comma 6, lett. l del DPCM 13.10.2020 ed 1, lett d3 del DPCM 18.10.2020 (per effetto dei quali l’attività in discorso è consentita limitatamente alle ore 8-21”. Il Presidente poi però aggiunge un inciso: le misure fissate dal Governo sono valide “a condizione che le Regioni abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento e comunque in coerenza con i criteri di cui all’allegato 10”. Anche in questo caso, la decisione di congelare l’ordinanza regionale è stata presa con un decreto di urgenza, la sospensiva quindi dovrà essere nuovamente discussa di fronte all’intero Collegio. Per singolare coincidenza anche in questo caso l’udienza è stata fissata per il 17 novembre. Ma è lo stesso Presidente a sottolineare che questa data “è successiva quella di scadenza (14 novembre 2020) del periodo di sospensione disposto dal provvedimento gravato”. In sostanza, se si riesce a arginare la curva dei contagi, non ci sarà bisogno di tornare sulla questione. rg/AGIMEG

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