Pandinelli (Ad GI.LU.PI.) lettera aperta ai Consiglieri della Regione Puglia: “Proroga Legge Regionale necessaria per evitare la chiusura di tante attività e il licenziamento di migliaia di lavoratori”

“Una proroga dei termini della Legge Regionale è auspicabile, ma soprattutto è essenziale e necessaria per evitare la chiusura di tante attività e il licenziamento di migliaia di lavoratori, per evitare i conseguenti contenziosi legali e amministrativi, per cercare di ottenere dalle varie Amministrazioni coinvolte le risposte che finora non sono state date e per non lasciare il territorio in mano a coloro che operano senza licenza e autorizzazioni, favorendo il gioco illegale e clandestino”. E’ quanto si legge in una lettera aperta ai Consigliere della Regione Puglia a firma di Giuseppe Pandinelli, amministratore delegato di GI.LU.PI. importante concessionario nazionale con base nella regione.
“‘Hanno avuto ben 5 anni di tempo per adeguarsi alla normativa e chi non lo ha fatto non può sperare in una eterna proroga!’. Questa è la dichiarazione di alcuni esponenti politici regionali ed è anche il pensiero di altri, nonché l’opinione comune dettata da ciò che ‘si pensa di sapere’ e non da ciò che è la realtà. E’ vero, abbiamo avuto 5 anni (o quasi) di tempo e c’è chi avrebbe potuto fare, chi avrebbe dovuto fare e chi ha fossilizzato questo tempo, per cui ora ci troviamo al punto di partenza. Alla data del 30 aprile 2018 – si legge nella lettera – nessun Comune pugliese aveva adottato un Regolamento per individuare i luoghi sensibili presenti sul proprio territorio né per adottare un criterio per la misurazione delle distanze, per cui si è assistito ad una serie di ‘interpretazioni’ formali, informali ed ufficiose, a volte anche molto fantasiose, nell’andare ad individuare la lista dei cosiddetti luoghi sensibili. Oltre a quelli riportati nella Legge Regionale e senza alcun supporto di ordinanze e regolamenti, sono stati fatti rientrare anche gli asili nido, le palestre, le scuole di danza, le ludoteche, le scuole private di inglese, le scuole di formazione. E tutto ciò non in modo preventivo (appunto con un atto amministrativo del Regolamento e della Delibera) ma in sede di contestazione, in virtù del parere del funzionario preposto. Per non parlare della ‘interpretazione’ su come (e da dove) misurare le distanze dai luoghi sensibili, su questo tema le risposte sono state: dal marciapiede dell’ingresso del luogo sensibile, da tutti gli ingressi presenti (qualora ce ne fosse più di uno), da ogni punto del perimetro dell’edificio.
Questa grave lacuna – prosegue Pandinelli – ha ingessato sinora l’attività imprenditoriale e ogni possibilità di poter trasferire le ‘case da gioco’ come previsto dalla L.R.. Attualmente infatti le Questure richiedono, in sede di presentazione della domanda per il rilascio della Licenza di cui all’art. 88 del Tulps, una autocertificazione del richiedente relativa al rispetto delle distanze dai luoghi sensibili in base a quanto previsto dalla L.R., per cui pare evidente che ciò può esser fatto (senza incorrere nel rischio di una denuncia penale di falsa dichiarazione) avendo conoscenza e certezza dei luoghi sensibili esistenti e certificati dal Comune di competenza (fermo restando le scuole e le chiese che sono di dominio pubblico), nonché avendo certezza del metodo di misurazione delle distanze.
Pertanto, visto il marasma di interpretazioni che tutti gli operatori del gioco hanno dovuto subire, e al fine di poter individuare con certezza i locali e/o le zone in cui trasferire i propri punti vendita, che canalizzano il gioco lecito ed autorizzato, la scrivente società, titolare di Concessioni rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha inviato a mezzo Pec nei primi giorni dello scorso mese di maggio una richiesta ai responsabili degli Uffici Suap e ai Sindaci di un considerevole numero di Comuni pugliesi, in cui si richiedeva l’elencazione dei luoghi sensibili presenti sul territorio comunale. Ebbene, su 87 richieste inviate, 72 Comuni non hanno risposto (tra cui anche i comuni di Brindisi e Bari), ma siamo riusciti a ‘stimolare’ 4 Amministrazioni Comunali (Melendugno, Otranto, Poggiardo e Melissano) ad adottare tra giugno e settembre una Delibera di Giunta o un Regolamento Comunale su tale materia ed altre 3 Amministrazioni (Torchiarolo, Arnesano e Miggiano) a fornire nelle scorse settimane gli elenchi dei luoghi sensibili. Le altre 8 risposte in realtà non hanno fugato i nostri dubbi:
Maglie – “Non si identifica il carattere di urgenza di una mappatura dei luoghi sensibili”…. “verosimilmente si può ritenere che non si ravvisano su tutto il territorio comunale possibilità di insediamento o di trasferimento di esercizi di sale da gioco in un raggio non inferiore a 500 metri.”
Scorrano – si fa riferimento alle “previsioni del Regolamento Comunale per l’apertura e la gestione delle sale giochi approvato con delibera di Consiglio Comunale n.28 del 27/11/2009”.
Taranto – “la L.R. ha dettagliato i luoghi sensibili e le distanze per l’apertura di sale pubbliche da gioco, non emanando le successive linee guida”…. “un lavoro di mappatura dei luoghi sensibili, peraltro non previsto da specifiche norme, prevede una più ampia progettualità che potrebbe anche essere presa in considerazione dal Comune nell’ambito di una regolamentazione totale della materia relativa all’esercizio delle sale pubbliche da gioco”. (è stato evidenziato un aspetto importante della questione: la mancanza di linee guida, e che di fatto non si hanno gli strumenti per procedere con una mappatura).
Copertino – “nelle more della redazione della mappatura completa dei luoghi sensibili e comunque entro la data di scadenza (20.12.2018) per il rinnovo delle autorizzazioni esistenti, si invita codesta Spett.le Società a voler verificare l’esistenza di distanze inferiori a 500 metri dai luoghi sensibili dei vostri assistiti”. (per poterlo fare avremmo bisogno della mappatura, che in realtà non c’è).
Nardò – “si allegano le mappature dei luoghi sensibili” (in realtà troviamo in allegato le stampe di una ricerca fatta su Google Map di scuole, chiese e palestre).
Ugento – l’Ufficio Suap ci comunica di aver interessato altri Uffici (Affari generali, Lavori Pubblici, Gestione del Patrimonio) per darci una risposta, ma ad oggi siamo ancora in attesa.
San Giorgio Ionico – si allega alla risposta una mappa del territorio comunale con evidenziati i luoghi sensibili presenti, tra cui anche le strutture socio-sanitarie, ma si precisa che queste ultime “non sono frequentate principalmente dai giovani, così come stabilito dall’art. 7, co. 2, della succitata Legge”. (per cui non è chiaro se le strutture socio-sanitarie sono o non sono considerate luoghi sensibili).
Lecce – non ha adottato alcun Regolamento Comunale che indichi quali siano i luoghi sensibili e non risponde alla Pec inviata a maggio. Ma, vista l’impossibilità di avere un elenco dei luoghi sensibili e la contestuale impossibilità di presentare l’autocertificazione in Questura per richiedere la Licenza, ad una successiva richiesta fatta al fine di trovare una nuova ubicazione (in seguito alla contestazione proprio sul rispetto delle distanze elevata ad una Agenzia di Scommesse), l’Ufficio SUAP risponde che l’Amministrazione non è tenuta a dare alcuna risposta, in quanto non vi è “alcun obbligo per la P.A. atteso che non è stato richiesto il rilascio di titolo di competenza di questa Amm.ne, nello specifico il titolo di cui all’art. 86 del Tulps o per l’installazione di apparecchi di cui all’art.110, co.6, lett. a”. (quindi per contestare un’attività munita di licenza di cui all’art. 88 del Tulps è competente il Comune, per dare delle risposte alla stessa attività che vuole adeguarsi alla normativa non è più competente il Comune).
E ora – conclude la lettera – dopo quasi 6 mesi dalle nostre richieste, si ravvisa, senza tema di smentita, l’impossibilità: di sapere con precisione quali sono i luoghi sensibili in modo da trovare con certezza un locale idoneo in cui trasferirsi (in spregio all’art. 41 della Costituzione che garantisce la libertà di impresa); di richiedere la licenza in Questura senza rischiare una denuncia penale, con tutte le conseguenze del caso; di dare seguito alle disposizioni della R.L. I 5 anni sono passati, ma non sono stati sufficienti. In questo lasso di tempo non sono state messe in atto le misure per poter operare, e anche chi aveva intenzione di adeguarsi alla normativa, seppur armato di buoni propositi, non è stato messo nelle condizioni di farlo. Per cui le responsabilità vanno ricercate non soltanto tra i gestori, gli esercenti e i Concessionari delle attività di gioco”. lp/AGIMEG