Slot spente, la Prefettura di Bergamo “bacchetta” i Comuni: “Necessario attenersi a decisione della Conferenza Stato-Regioni. Apparecchi spenti massimo 6 ore”. Dietrofront di 18 Comuni nella lotta al gioco d’azzardo

Le sei ore giornaliere di stop agli apparecchi da intrattenimento sono più che sufficienti per contrastare il gioco patologico e garantire l’interesse erariale, e per questo motivo i regolamenti comunali devono attenersi al parere approvato nella Conferenza Unificata del settembre 2017. E’ questo il richiamo della Prefettura a 18 Comuni della Bassa bergamasca occidentale (Arcene, Arzago, Brignano, Calvenzano, Canonica, Caravaggio, Casirate, Castel Rozzone, Fara Gera d’Adda, Fornovo, Lurano, Misano, Mozzanica, Pagazzano, Pognano, Pontirolo, Spirano e Treviglio) che nei mesi scorsi avevano ridotto drasticamente l’orario di accensione delle macchine. Treviglio aveva fatto da apripista dal 2014, decretando il coprifuoco contro le slot accese 24 ore al giorno, imponendo lo stop notturno al gioco d’azzardo. Così anche nel nuovo regolamento condiviso è stata prevista la chiusura dalle 23 alle 10, inserendo poi uno stop anche durante la pausa pranzo. In tutto un fermo di circa 12 ore. Ma i Comuni sono stati richiamati dalla Prefettura, che a fine novembre ha inviato a tutti una circolare del ministero delle Finanze che chiedeva di adeguare i regolamenti alla decisione assunta nel 2017 in conferenza Stato-Regioni. “L’interruzione del gioco — spiega Fabio Ferla, primo cittadino di Calvenzano — è uno dei pochi strumenti validi per contrastare la dipendenza. Il nostro regolamento non nasceva da una decisione politica, ma dal confronto con tecnici e associazioni. Invece dovremo ridurre gli orari di chiusura. Dopo un ampio confronto tra i sindaci si è scelto di non esasperare la situazione. Siamo amministratori, non giudici, ma nel nostro ruolo tentiamo di tutelare la salute pubblica. La nostra è una scelta netta, non come lo Stato che da un lato proibisce e dall’altro si preoccupa, come scrive nella circolare, di tutelare ‘l’interesse erariale’. Abbiamo scelto di mettere lo stop dalle 7.30 alle 9.30, dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 23 all’1, le fasce orarie ritenute più sensibili”. lp/AGIMEG

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