Operatori di gioco a confronto a Londra su Decreto dignità: “Presto per valutarne gli effetti, ma consumatori faticheranno a distinguere gioco legale da illegale. Leggi regionali danneggiano il settore, serve normativa unica”

dai nostri inviati a Londra – Dall’impatto del divieto di pubblicità sul mercato dei giochi in Italia alle nuove sfide degli operatori: sono alcuni dei temi trattati oggi nel panel dedicato al nostro Paese nel corso di ‘Betting on Sports’ di Londra. “Per valutare gli effetti del Decreto dignità dovremo attendere ancora 6-9 mesi – ha detto Alessandro Allara, Sports & Digital Director di Snaitech – soprattutto nell’online. Ora è troppo presto per fare valutazioni, ma credo che il gioco via internet potrebbe perdere fino al 10%”. Secondo Barbara Beltrami, Country Manager Italia di Unibet, “il mercato italiano del gioco è molto grande e importante, ma l’online da solo vale appena il 7%, una percentuale comunque in crescita grazie non tanto all’acquisizione di nuovi giocatori, ma all’entrata nel nostro mercato di nuovi operatori che hanno immesso nel circuito legale tutti quei giocatori che prima puntavano sui .com. Il divieto di pubblicità creerà maggiore confusione per i consumatori, che faticheranno a distinguere gioco legale da quello illegale. Molto del lavoro fatto in questa direzione sarà così danneggiato”. Per Marco Castaldo, amministratore delegato di Microgame, “l’impatto del Decreto dignità non si vedrà subito, ma ci vorrà del tempo. Il mercato dell’online è un comparto che piace anche ai settori propriamente fisici, come ad esempio il bingo o anche le stesse Awp. L’online è un mercato importante per l’intera industria del gioco”. Il dialogo con le istituzioni sembra esser l’unica strada percorribile. “Puntiamo molto sul confronto con il Governo – ha detto ancora la Beltrami – bisogna aprire un tavolo di confronto per far capire le vere conseguenze di questo divieto”. “Da luglio è tutto bloccato – ha proseguito Allara – gli operatori si sono completamente fermati, seguendo i dettami del divieto, stoppando le pubblicità in tv o online. Il punto è che adesso per poter mantenere i giocatori che si sono acquisiti servirà migliorare la piattaforma di gioco e l’esperienza del giocatore, sarà questo a fare la differenza”. Per Carmelo Mazza, Ceo di Betaland, “dovranno cambiare i canali di comunicazione, così come la comunicazione stessa. Gli operatori di gioco non potranno infatti promuovere i propri prodotti come facevano in passato”. Sul futuro del settore, per Mazza “lo sforzo dovrà essere quello di regolare il comparto, cosa molto più difficile che non vietare”, mentre Castaldo pensa che “forse in questo momento il gioco non è una priorità del Governo”. Per Allara invece “per ridurre l’impatto delle diverse leggi regionali serve una normativa univoca. Purtroppo trasferire agenzie a causa degli effetti del distanziometro comporta tempo e denaro, senza contare che in alcune province e regioni, come nel caso dell’Emilia Romagna, è addirittura impossibile trovare zone ove spostare l’attività”. Infine, sulla presenza del gioco legale in Italia, Allara sottolinea come “oggi sia particolarmente significativa in certe regioni, soprattuto del sud, ed è sempre più difficile distinguere tra legale e illegale”. “Il divieto di pubblicità è assurdo in quanto, per paradosso, gli operatori legali non possono fare pubblicità, mentre gli illegali non hanno paletti da rispettare”, ha evidenziato la Beltrami. “Chi vuole operare legalmente ha costi altissimi – ha concluso Mazza – ma poi a causa del distanziometro e delle leggi regionali viene espulso dal mercato, come se fosse un operatore illegale”. es/AGIMEG

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