Campanella (Emi Rebus, Donne in Gioco): “Con il Green Pass il Governo infierisce sempre sulle stesse attività”

“Quello che dobbiamo affrontare oggi non è un discorso sull’opportunità del Green Pass, ma su quali attività va a colpire. La realtà è che con il Green Pass il Governo va ad infierire sempre sulle stesse attività. Se il passaporto vaccinale non vale per entrare in un bar a bere un caffé al banco, per quale motivo dovrebbe invece essere necessario per effettuare una scommessa?”. E’ quanto afferma Antonia Campanella, leader del Comitato Donne in Gioco e presidente di Emi Rebus, commentando la prossima entrata in vigore (dal 6 agosto ndr) del Green Pass per poter accedere a sale giochi, sale scommesse e sale bingo.
“Purtroppo si va a colpire sempre gli stessi giochi. Se il Green Pass non serve per le attività che hanno al loro interno Lotto, 10 e Lotto, Superenalotto e Gratta&Vinci, per quale motivo deve valere ad esempio per fare una scommessa piuttosto che giocare ad un awp? Il Green Pass è richiesto nei corner e all’interno dei tabaccai solamente se si deve usufruire delle scommesse o delle Awp, mentre non viene chiesto dal titolare se il cliente entra per una marca da bollo, per le sigarette o per altri giochi. In questo modo non solo si potrebbe anche trarre in inganno eventuali controlli, cosa che noi non possiamo fare, ma ci si ritroverebbe nello stesso locale tra clienti che sono in possesso del green pass e ed altri no. Stiamo subendo l’ennesima discriminazione”.
Per Antonia Campanella “non è assolutamente vero che il Green Pass serve per non chiudere. Non ci farà chiudere finché saremo in zona bianca o gialla, ma quando entreremo in zona arancione o rossa dovremo nuovamente chiudere. Inoltre sono convinta che dal 6 agosto le nostre attività saranno oggetto di controlli, subiremo verbali, senza contare che la nostra clientela si potrebbe dimezzare. Il Governo dovrebbe pensare non solo ad imporci discriminazioni settoriali, ma a dare invece qualche sostegno extra a quelle attività a cui viene imposto l’utilizzo del Green Pass. Voglio ricordare che le misure adottate da noi per evitare il diffondersi del virus si basano su protocolli più che validi: oltre all’obbligo di mascherina e di gel disinfettante, garantiamo le distanze sociali all’interno delle nostre agenzie con una persona ogni 5 mq, al fine di evitare qualsiasi assembramento. Tra l’altro – evidenzia la Campanella – molti giocatori che hanno iniziato a giocare online durante i mesi di lockdown continuano a farlo anche ora, per cui i clienti nelle nostre sale sono diminuiti. Mi chiedo come si possa chiedere ad un imprenditore del settore, che per mesi non ha incassato un euro a causa delle chiusure imposte dal Governo, di non far entrare un cliente intenzionato a giocare solamente perché non ha il Green Pass. Dovremmo rifiutare un sicuro guadagno, visto che chi entra in agenzia lo fa appositamente per giocare? Noi abbiamo bisogno di lavorare, non possiamo permetterci di rifiutare un cliente. Anche perché, una volta respinto, andrà a giocare in un’altra agenzia o peggio ancora in qualche bisca illegale. Il nostro settore purtroppo continua a vivere una situazione sempre più insostenibile, con l’ennesima discriminazione attuata dal Green Pass e senza alcuna garanzia per il futuro”, ha concluso la Campanella. lp/AGIMEG

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