‘Il Messaggero’ – Rapporto Luiss-Ipsos: il gioco legale bene necessario, se non è offerto sul circuito legale viene cercato su quello illegale

Dai dati dell’osservatorio Luiss-Ipsos emerge che gli esercenti del settore del gioco legale si considerano un avamposto di legalità sul territorio. Più nel dettaglio , stando alla ricerca, il 70% degli esercenti ritiene che l’illegalità riguardi il mondo del gioco fisico e che questo si sia diffuso proprio durante il periodo pandemico. Diffusa la convinzione che ancora oggi non sia facile intercettare e punire fenomeni di illegalità: ne è convinto il 70% della popolazione e il 79% dei commercianti che operano nel settore. La ricerca curata da Ipsos – come ricorda il Messaggero – ha raccolto le voci di 300 imprese impegnate nella distribuzione del gioco, tra esercenti, bar, tabaccherie, ricevitorie, sale gioco e sale scommesse.

“Solo il 35% degli esercenti dichiara di essere soddisfatto dell’andamento economico della propria attività a fronte di un 20% che lo è poco o per niente”, afferma Nando Pagnoncelli (Ipsos). “D’altra parte, il 61% risulta meno soddisfatto oggi rispetto al periodo precedente l’inizio della pandemia a fronte di un 9% che lo è di più. Infine 1 esercente su 6 ha dovuto ridurre il personale e solo il 3% lo ha incrementato”.

Grazie al modello econometrico elaborato dalla Luiss Business School è stato possibile determinare le caratteristiche di un giocatore illegale. “Dalla nostra analisi emerge che la domanda di gioco cresce all’aumentare del reddito, un dato che racconta una popolazione di consumatori che considera il gioco sempre più come un bene normale e necessario, quindi parte del tempo libero del consumatore medio, in eliminabile dunque dal paniere dei consumi”, ricorda Raffaele Oriani della Luiss Business School.

Il comparto del gioco legale si è rivelato negli ultimi anni un asse portante delle finanze del nostro Paese con 11,4 miliardi di gettito per l’erario nel 2019, cifra che a causa della pandemia nel 2020 è scesa a 6,7 miliardi. “Il gioco fa parte dei bisogni fisiologia delle persone, ragion per cui nel momento in cui non è disponibile giocare legalmente si cercano delle soluzioni alternative“, ha detto invece l’ex presidente deì Tribunale dei minori di Milano, Livia Pomodoro. lp/AGIMEG