Giochi, avv. Paolo Leone: “Tra i diritti fondamentali c’è anche quello di fare impresa senza discriminazioni. Il sistema gioco in Italia necessita di una normativa chiara”

È stato presentato questa mattina a Palazzo Rospigliosi a Roma il volume dal titolo “Gioco pubblico e raccordi normativi”. “Tra i diritti fondamentali c’è anche quello di fare impresa senza discriminazioni. Il sistema gioco in Italia necessita di una normativa chiara”, è uno dei passaggi chiave della prefazione al volume proposta dall’avvocato Paolo Leone: “Quando i promotori di questo volume decisero, dopo un importante convegno sul gioco, di raccogliere in un volume alcuni interventi, avvalendosi della disponibilità di autori prestigiosi, ho avuto qualche perplessità. Mi sembrava un azzardo in tempi di e-books e di archivi informatizzati! Ebbene ‘azzardo’ è proprio il termine di cui si abusa impropriamente per descrivere il gioco legale autorizzato e su cui ruotano dicerie, leggende, sogni e delusioni; quindi, visto che il progetto doveva partire ho deciso di accogliere l’invito ed azzardare anche io qualche pensiero. Nei molti anni di avvocatura mi sono occupato, e tuttora continuo, del settore in posizione privilegiata, ossia studiare le regole e poi vivere la loro applicazione in diretta con le imprese. Imprese coraggiose quelle del gioco, per la tenacia dimostrata nonostante alcuni scossoni legislativi e le ingiuste campagne mediatiche ed i pregiudizi. Con l’introduzione nel 2009 delle Videolottery (VLT) mi accorsi inizialmente quanto gli operatori e gli investitori apprezzarono la regolamentazione specifica del settore giochi accompagnata da prescrizioni tecniche all’avanguardia e collocata, se così si può dire, all’interno di un ordinamento giuridico che godeva fama di affidabilità. Ciò comportò una rinnovata fiducia nel ‘sistema del gioco legale’ italiano di cui andare fieri. In particolare, il raffronto avveniva con le nazioni dell’est europeo, il Sud America e l’Estremo Oriente, ed anche con qualche nazione occidentale. Infatti la certezza delle regole, e l’esistenza di un ente regolatore preposto (Monopoli di Stato) tecnologicamente attrezzato, fu la base della nuova era del gioco monitorato nella operatività dallo Stato, che si rivelò anche la più efficace delle armi contro il gioco sommerso gestito dalla malavita. La nostra Costituzione, tra i principi fondamentali, tutela i diritti di libertà e quelli di fare impresa senza discriminazioni. Discendono dalla nostra Carta Costituzionale e si ramificano, in materia di gioco ma non solo, una serie numerosa di leggi, regolamenti, decreti e circolari. In questo quadro generale si registrano da qualche anno – con una particolare accelerazione negli anni recenti – domande di chiarezza normativa da parte degli operatori del gioco che si trovano spaesati e spiazzati di fronte ai continui cambiamenti; aggiungo anche le contraddizioni ed i conflitti tra norme nazionali e quelle degli enti locali in genere che sono sempre più frequenti. Il legislatore aveva accelerato nel 2014, con opportuna legge delega, il progetto di racchiudere e razionalizzare tutte le norme sul gioco in un codice apposito; sarebbe stata un’opera meritoria che ricorda il virtuoso codice della navigazione del 1942 che ci vide primi nel mondo a disciplinare in modo sistematico il diritto marittimo ed aeronautico. Attendiamo di dare il benvenuto al codice del gioco! Con la legge di stabilità 2015 si è inciso in senso negativo su posizioni giuridiche già acquisite (concessioni di gioco del 2004 e degli anni seguenti della durata di molti anni) modificando le certezze degli operatori e dando luogo ad una retroattività “impropria”, con ciò vanificando ogni previsione economico finanziaria delle imprese stesse e dell’intero comparto. Non penso solo alle multinazionali che operano in scenari macroeconomici, ma penso anche alle piccole imprese come gli esercenti e la filiera collegata. Esistono allora dei limiti al potere discrezionale del legislatore? La risposta è affermativa se si vuole osservare scrupolosamente il dettato costituzionale; diversa è la risposta se prevalgono posizioni tese ad accontentare una piccola ma rumorosa parte di opinione pubblica”. Prosegue ancora nella prefazione l’avvocato Leone: “In passato, con l’articolo 11 delle Disposizioni sulla legge in generale, approvate preliminarmente al codice civile (R.D. 16 marzo 1942, n. 262) il legislatore si era posto il problema della retroattività, prevedendo che «la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo». La Corte Costituzionale, dal lontano 1957, aveva sostenuto l’eccezionalità della deroga della retroattività, che dovrebbe essere dettata innanzitutto da ‘estrema necessità’ e adeguatamente motivata. La Corte Costituzionale affermò anche che la retroattività, infatti, non deve contrastare con il principio di tutela dell’affidamento legittimamente posto sulla certezza dell’ordinamento giuridico, la quale, elemento essenziale dello Stato di diritto, non può essere lesa da norme aventi effetti retroattivi che incidano irragionevolmente su situazioni regolate da leggi precedenti (Corte Cost., 15 luglio 1994, n. 311; 2 luglio 1997, n. 211; 4 novembre 1999, n. 416). Deroghe a questi principi, purtroppo, ve ne sono state anche per necessità finanziarie dello Stato in piena legittimità ma, a mio parere, con alcune forzature non sempre rilevate o contrastate a dovere. Tutto ciò, come facilmente previsto, ha aperto la strada a molti contenziosi alcuni dei quali pendenti al vaglio della Corte Costituzionale. Spesso si è fatto riferimento – ed aggiungo che in alcuni casi gli enti locali ne hanno fatto uno scudo per varare provvedimenti ad alta visibilità per fini elettorali o di consenso – alla ‘ludopatia’ dipingendolo come fenomeno devastante e criminalizzando gli operatori e lo stesso Stato. Il problema esiste ma in misura ridotta, come dimostrato dai dati ufficiali, e comunque molto ma molto distante da altre forme di dipendenza come, ad esempio, l’alcolismo e le tossicodipendenze. Gli esempi descritti, che sono solo una parte della complicata vita degli operatori del gioco, potrebbero ingenerare un giudizio di negatività generalizzata; e la crisi economica che ci perseguita dal 2008 induce al pessimismo facile. Tuttavia, ci viene spiegato, con una prospettiva scientifica e originale, dal Prof. Norbert Bolz (autore di un saggio ‘Chi non gioca è malato’) che ‘le regole del gioco garantiscono un ordine grazie al quale si sa sempre cosa si deve fare. Per questo il mondo del gioco è migliore della realtà perché mette il giocatore al centro dell’attenzione e ci fa vivere in modo assoluto l’appagamento di un attimo… e libera quelle sensazioni che altrimenti nella vita quotidiana non trovano più una collocazione. Se ti piace giocare fallo ma con giudizio’. Mi piace sintetizzare affermando che il gioco è intrattenimento e gioia di vivere e, quindi, farlo con giudizio non è peccato né reato; e ciò spiega anche il perché, nonostante le bufere economiche e il clima ostile di una parte della politica e dell’opinione pubblica, le persone giocano comunque ed il settore sopravvive tra molte difficoltà con sempre maggiore creatività e tenacia nel rispetto delle regole. Non posso infine fare a meno di rammentare, a me stesso per primo, che il gioco è una vera e propria industria che investe molto anche in ricerca tecnologica e occupa molte decine di migliaia di persone solamente in Italia e alimenta quotidianamente – ossia con entrate quotidiane – le finanze dello Stato italiano in misura notevole. Perché non trattarla come una rispettabile industria? Su questo tema ne sento di tutti i colori compresi i giudizi sprezzanti e diffamatori sui protagonisti. Questo è fuorviante, pericoloso e falso e tutti, a cominciare dai media, dovrebbero invece valutare che ogni volta che si attacca il gioco legale le società criminali brindano; il vero pericolo non è il gioco in sé, ma il rischio che si alimenti, seppure come effetto non voluto, l’illegalità”. Termina così la prefazione al volume “Gioco pubblico e raccordi normativi”: “Non è difesa ad oltranza di interessi partigiani ma buon senso! Auspico, quindi, una maggiore attenzione alla comunicazione e diffusione capillare di informazioni oggettive. La domanda per il gioco esiste e va gestita attentamente senza cadere nella trappola del proibizionismo. Concludo con l’auspicio che si torni ad attivare il circuito virtuoso che ha reso grande l’Italia, ossia quello di non legiferare a tutti i costi ma gestire efficientemente le problematiche nell’interesse dei cittadini e nello spirito di osservanza alla Costituzione. Anche le risultanze della Conferenza Stato-Regioni potranno contribuire se terranno conto della realtà e della necessità di armonia legislativa. Con sapienza e rapidità perché il mondo non ci attende. Ad maiora!”. cdn/AGIMEG